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Papa Francesco in videochiamata con la parrocchia di Gaza: “Salam alaikum, prego per voi”

23/01/25 - 10:44

Alle 19, puntuale, come ogni sera di ogni giorno sin dal 9 ottobre, quarantott’ore dopo l’inizio dei bombardamenti nella Striscia. Francesco ha video-chiamato anche ieri sera, come riporta vatican News, tramite WhatsApp la parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, quella a cui, come lui stesso ha tante volte raccontato – l’ultima, stamattina, all’udienza generale – telefona ogni sera per informarsi sulle condizioni di vita delle oltre 600 persone, cristiane e musulmane, rifugiate tra parrocchia e collegio.

Un appuntamento fisso di pochi istanti, per chiedere semplicemente “come va?”, per informarsi se e cosa hanno mangiato, per vedere bambini, anziani, per benedire e salutare. A Gaza si sta un’ora avanti, sono le 20, dal video si vede che fa freddo, ma è solo il gelo dell’aria non quello della morte incombente che ha regnato per quasi quindici mesi; da domenica vige la tregua. Il 12 gennaio erano tutti fuori a festeggiare ed esultare il cessate il fuoco e la telefonata del Papa è diventata “una festa” di piazza, raccontava il parroco ai media vaticani. Non è ancora la pace ma la gente è tornata a sorridere. E a mangiare.

“Stasera in tutto il compound, abbiamo mangiato il pollo! Le ali di pollo!”, spiega durante la chiamata padre Yusuf. Risponde lui per primo al Papa, collegato dal telefono del suo segretario Juan Cruz Villalón. Neppure cinque squilli, poi l’esclamazione: “Buonasera, Santo Padre!”.

“Come stai?”, domanda lui. “Sto bene grazie a Dio!”. “E dimmi cosa avete mangiato oggi?”. “Le ali di pollo”, risponde il sacerdote del Verbo Incarnato. “Que tal Santo Padre?”, interviene padre Gabriel, lì di fianco. “È il nostro amato Papa!”, grida alla gente. Li chiama tutti a raccolta; arrivano bambini, uomini e donne con sciarpe e cappelli, nel cortile del compound. Si avvicinano piano piano. Il primo è un medico: “Salāmu ʿalaykum”, gli dice il Papa in arabo. In sottofondo tutto un vociare di donne e bambini. Francesco guarda divertito, saluta con la mano Karima e altri bambini: “Bye Bye! Ciao!”. Poi fa il segno della croce. “Muchas gracias, grazie tante”

“La vogliono ringraziare, pregano per lei perché sempre lei prega per loro”, dice padre Yusuf. “Pregare a favore, eh, no contro!”, scherza Francesco. Risate, gridate, saluti. “Shukran!”, scandisce il Pontefice ancora in arabo. Sorride alla fine e fissa ancora per qualche istante lo schermo dello smartphone. Nessuna parola eclatante, meno di cinque minuti, un gesto, tuttavia, fondamentale per gente che ha vissuto per oltre un anno nella paura, nel freddo e nella fame e che non sa cosa l’attende nel futuro.

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