Papa Francesco ha incontrato questa mattina gli artisti che espongono alla Biennale d’Arte di Venezia nella chiesa della Maddalena.
“Sarebbe importante – ha detto in Pontefice – se le varie pratiche artistiche potessero costituirsi ovunque come una sorta di rete di città rifugio, collaborando per liberare il mondo da antinomie insensate e ormai svuotate, ma che cercano di prendere il sopravvento nel razzismo, nella xenofobia, nella disuguaglianza, nello squilibrio ecologico e dell’aporofobia, questo terribile neologismo che significa “fobia dei poveri”.
È l’egoismo, prosegue il Papa, “che ci fa funzionarie come isole solitarie invece che come arcipelaghi collaborativi”. Per questo “L’arte è chiamata ad essere una città che disobbedisce al regime di violenza e discriminazione per creare forme di appartenenza umana capaci di riconoscere, includere, proteggere, abbracciare tutti”.
“Accanto a voi non mi sento uno straniero, mi sento a casa” ha detto agli artisti Francesco che spiega di averli voluti incontrare alla Biennale per “contraccambiare una visita, com’è buona abitudine tra amici”, riferendosi all’incontro avvenuto alla Cappella Sistina lo scorso giugno. “Ora sono io a venire a casa vostra – ha detto – per sentirmi ancora più vicino a voi e ringraziarvi di quello che siete e che fate”.











