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Il cardinale Parolin a Rieti: “Sperare nonostante la scelleratezza dell’uomo”

10/09/25 - 10:06

Il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha celebrato ieri pomeriggio, nella cattedrale di Santa Maria a Rieti, la messa per gli 800 anni dalla dedicazione avvenuta il 9 settembre 1225 per mano di Papa Onorio III.

Il porporato, come racconta Vatican News, ha portato ai presenti “la vicinanza e la benedizione di Papa Leone XIV” e aggiunge che “oggi facendo memoria di questo avvenimento significa celebrare la grazia che Dio ha profuso su questa comunità. Si celebra  cardinale la Storia della Salvezza in una diocesi che dal 1200 al 1300 ha ospitato ben cinque Papi.

Parolin, durante l’omelia, ha parlato di “una comunità provata più volte da sconquassi, terremoti che hanno lasciato tracce indelebili nelle persone, ma anche da altri tipi di ‘terremoti’ che tuttora scuotono questo territorio nella sua profonda identità”. Il riferimento di Parolin è al “continuo spopolamento dei suoi centri”; alla “fuga dei giovani”; alla “mancanza di vocazioni”; alla “fatica nel cucire i rapporti in un territorio piuttosto frammentato”; allo “sconforto nel vedere non risolte situazioni che rischiano di incancrenirsi”.

L’invito di Parolin è a non rassegnarsi e di chiedere a Dio “di confermare e irrobustire la nostra fede e continuare a sperare”.

Farsi “segno di contraddizione” per diventare “sale della terra”. “Ce lo ricorda – sottolinea il cardinale – anche questa stessa città, di origine romana e collocata su una delle vie consolari più importanti, la Salaria, che legava Roma alla costa del Mare Adriatico da cui proveniva appunto il sale”. Pertanto Parolin indica alcune piste pratiche da seguire per orientare il futuro.

La prima indicazione è quella di risvegliare la fede battesimale, festeggiare come “familiari” di Dio e come fratelli nonostante le diversità che comunque concorrono a dare forma alla Chiesa. Un altro pensiero è quello rivolto ai giovani perché possano appassionarsi al Vangelo. “La vostra è una Chiesa ‘antica’; – afferma Parolin – non lasciate che ‘invecchi’ mai nella abitudine, nel lasciarsi trascinare o e nel curare semplicemente le ceneri”. L’invito è a guardare le vite dei nuovi santi – Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati – per essere “portatori sani di gioia, testimoni di speranza, di pace”.

Il cardinale ha poi esortato i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i consacrati a trasmettere la gioia di appartenere a Dio, portando conforto, donando se stessi. “Siate consacrati innamorati del Signore e che sappiano sempre tenere vivo questo amore attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti, l’unità con Cristo e tra di voi, le opere di carità”. Infine un pensiero a Maria, venerata come “Madonna del popolo”, che “insieme a Santa Barbara e a San Felice da Cantalice Patroni della diocesi, continui a benedire questa comunità diocesana” perché diventi sempre più “abitazione di Dio per mezzo dello Spirito”.

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