Le condizioni delle persone private della libertà personale e il ruolo delle istituzioni locali sono stati al centro della seduta dell’Assemblea Capitolina, durante la quale la Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, ha presentato la relazione annuale sullo stato delle carceri romane.
Al termine della presentazione è intervenuto il capogruppo capitolino di Demos, Sandro Petrolati, che ha ringraziato la Garante “per il lavoro svolto in questo anno, per la pazienza e la dedizione con cui ha costruito reti, ponti e relazioni”, condividendo la convinzione che il modo in cui vengono garantiti i diritti delle persone detenute rappresenti un indicatore del livello di civiltà di una società.
Petrolati ha evidenziato come il tema del sistema penitenziario non possa più essere considerato una questione esclusivamente di competenza statale, ma riguardi direttamente anche il territorio. A Roma sono presenti cinque istituti penitenziari per adulti, il carcere minorile di Casal del Marmo e il Centro di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria, luoghi in cui vivono persone che, pur private della libertà personale, continuano a essere titolari di diritti fondamentali.
Tra le principali criticità richiamate figurano il numero dei suicidi negli istituti di pena, le difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie e ai farmaci e gli ostacoli nel mantenimento dei rapporti con i familiari.
Il consigliere ha ricordato anche il Consiglio straordinario dell’Assemblea Capitolina ospitato nei mesi scorsi all’interno del carcere di Rebibbia, occasione che ha consentito ai rappresentanti istituzionali di confrontarsi direttamente con i detenuti e raccogliere le loro richieste, in particolare quelle relative all’assistenza sanitaria.
“Anche le persone private della libertà personale hanno diritti e richieste pienamente legittime”, ha sottolineato Petrolati, aggiungendo che tali istanze “non possono essere ignorate se vogliamo che il carcere abbia una funzione rieducativa e non solo punitiva”. Secondo il capogruppo di Demos, il reinserimento sociale passa anche dalla capacità della comunità di accompagnare i detenuti nel percorso di ritorno alla vita fuori dal carcere, garantendo condizioni dignitose e il rispetto dei diritti fondamentali.










