A Villa Adriana le indagini archeologiche continuano a restituire nuove testimonianze sulla residenza imperiale. Nell’area del cosiddetto Anfiteatro è stata rinvenuta un’iscrizione relativa a un fulgur submanium — un fulmine attribuito a Summano, la divinità romana dei fulmini notturni — nell’ambito delle ricerche condotte dal Dipartimento di Studi Umanistici (DISTUM) dell’Università di Urbino Carlo Bo, su concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este.
Il ritrovamento assume particolare rilievo perché la lastra iscritta si trova ancora nella sua posizione originale, inserita nella struttura di appartenenza. Secondo gli archeologi, il complesso sarebbe collegato alla sacralizzazione rituale del luogo colpito dal fulmine, e potrebbe costituire il segnacolo di un bidental — lo spazio sacro legato a questo tipo di evento. Nel mondo romano, infatti, il luogo raggiunto dalla folgore era considerato religiosus, consacrato dall’intervento divino: le tracce materiali dell’evento venivano raccolte e sepolte nella terra, accompagnate da formule rituali e sacrifici. È a questa pratica che si riferisce l’espressione fulgur conditum.
Il ritrovamento è avvenuto in un settore tra l’Anfiteatro e il banco di tufo, dove gli archeologi hanno portato alla luce una piccola struttura quadrangolare in tufo e malta, sul cui fronte è inserita la lastra marmorea iscritta, di 40 per 35 centimetri, con la scritta FVLGVR SVBMANIVM. La formula indica un fulmine notturno attribuito a Summano — le fonti antiche distinguevano infatti le folgori diurne, riconducibili a Giove, da quelle notturne, legate a questa divinità.
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che si è recato sul luogo del ritrovamento, ha definito la scoperta una testimonianza rara e di straordinaria forza evocativa della religiosità romana, richiamando anche i ritrovamenti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove un fulmine in bronzo era stato deposto insieme a una freccia in selce come traccia dello stesso rito. Alla visita hanno partecipato anche il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, il sindaco di Tivoli, Marco Innocenzi, e il direttore dello scavo, Fabio Giorgio Cavallero.
Per Samonà, il ritrovamento sposta l’attenzione dalle grandi architetture alla sfera più intima della religiosità romana, permettendo di ricostruire le procedure rituali dell’epoca. La professoressa Berta Martini, direttrice del DISTUM, ha sottolineato il valore della collaborazione tra Università di Urbino, Ministero della Cultura e Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, ricordando l’impegno del Dipartimento nel sostenere lo scavo anche attraverso il laboratorio di Imaging for Humanities.
Il direttore dello scavo, Fabio Giorgio Cavallero, ha spiegato che il rapporto stratigrafico tra il fulgur conditum e la rasatura del palazzo individuato nell’area dell’Anfiteatro nel 2024 potrà aiutare a chiarire la sequenza di trasformazioni dell’intera area monumentale. Viviana Carbonara e Sergio Del Ferro, funzionari responsabili delle concessioni di scavo e di Villa Adriana, hanno infine evidenziato come le indagini in corso — e quelle in avvio nei prossimi mesi — continuino a restituire risultati inediti su un sito che, sottolineano, ha ancora molto da rivelare.










