Nemmeno dopo 24 ore, il murale apparso nel quartiere Monti e dedicato dallo street artis Drugi ad Antonio De Falchi, il giovane romanista ucciso a Milano davanti a San Siro nel 1989 prima della partita Milan-Roma, è stata vandalizzato e deturpato.
Per Antonio De Falchi, romanista, diciannove anni, la morte è arrivata davanti ad un cancello dello stadio di San Siro alle dodici meno un quarto di una domenica qualunque, cinque ore prima dell’inizio della partita Milan-Roma. Trenta criminali travestiti da tifosi gli si sono lanciati contro dopo avere accertato che si trattava di un tifoso giallorosso.
Sul suo profilo Instagram, è stato lo stesso Drugi ha raccontare quanto accaduto ed ha lanciato un messaggio a chi ha voluto distruggere un simbolo giallorosso: diffondendo un messaggio: “Le mie opere di solito non durano nemmeno 24 ore attaccate al muro: vengono imbrattate, cancellate, rovinate. E ad essere sincero non m’interessa quasi mai, fa parte del gioco… Poco fa, però, mi hanno mandato questa foto e qui non si parla di rovinare un semplice pezzo di carta. Tornerà al suo posto, promesso”.

Tanti i commenti indignati dei tifosi romanisti sotto al post. In uno si legge: Da quel maledetto 4 giugno 1989 Roma-Milan non è più una partita come le altre. Da quel tragico giorno il tempo si è incrinato e ogni volta che queste due squadre si incrociano c’è qualcosa che va oltre il pallone che rotola. È un nodo allo stomaco che ritorna, una memoria che non chiede permesso, una ferita che non ha mai davvero smesso di parlare. Questa volta conta anche per la classifica, eccome se conta. In palio Punti che pesano, 3 punti che possono farci capire chi siamo davvero, novanta minuti che possono cambiare una stagione. Ma tutto questo viene dopo. Prima c’è il rispetto dovuto a una storia che non si è mai chiusa e a un dolore che non è mai diventato passato. Roma-Milan non ha mai avuto bisogno di conti o calcoli per essere importante. Proprio per ciò che è successo ad Antonio, per la vita spezzata di un ragazzo che ha avuto un’unica “colpa”, quella di amare la Roma. E poi c’è quel murales che il nostro grande artista @_drugiha regalato alla città. Antonio è lì, vivo, fiero, con il tamburo in mano e la voce aperta. Non è solo arte, è un richiamo. Ti guarda e ti ricorda chi sei quando entri allo stadio, perché essere ROMANISTI non è mai stato solo tifare, ma custodire qualcosa che vale più di una vittoria. Roma-Milan passerà, come passano le stagioni. Antonio NO. Lui resta, e renderà questa partita diversa per sempre










