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Morte Dafne Rebaudo: torna in libertà il 41enne tunisino arrestato per la morte della giovane a Tor Bella Monaca

20/09/26 - 11:15

È tornato in libertà il 41enne tunisino arrestato ad agosto con l’accusa di aver ucciso la compagna Dafne Rebaudo, precipitata all’alba del 13 luglio dalla terrazza condominiale di un palazzo in via dell’Archeologia, a Tor Bella Monaca. Il Tribunale del Riesame di Roma ha disposto la revoca della misura cautelare in carcere, senza applicare ulteriori restrizioni nei confronti dell’uomo. Le motivazioni del provvedimento non sono ancora state depositate.

La decisione arriva mentre l’inchiesta sulla morte della trentenne prende una nuova direzione, alla luce di una nuova consulenza tecnica disposta dalla Procura sulla traiettoria della caduta. I primi rilievi medico-legali avevano indicato una caduta da circa 27 metri, con il corpo trovato a circa sei metri dalla verticale dell’edificio — una distanza ritenuta compatibile con l’ipotesi di una spinta violenta. La nuova consulenza avrebbe invece stabilito, con elevata probabilità, che l’impatto sia avvenuto a circa tre metri dalla base del palazzo, riducendo la probabilità di uno slancio impresso dall’esterno.

Gli accertamenti hanno inoltre confermato che Dafne sarebbe caduta di schiena, circostanza che rende altamente improbabile l’ipotesi di un gesto volontario. La nuova ricostruzione lascia aperta anche la possibilità di una caduta accidentale avvenuta durante una colluttazione.

L’inchiesta, coordinata dai pm Antonio Verdi e Francesco Saverio Musolino e condotta dagli agenti del Distretto Casilino, aveva raccolto nelle prime fasi diversi elementi a carico dell’indagato, Trabelsi. Alcuni residenti avevano riferito agli investigatori di liti frequenti tra la coppia nell’appartamento al quinto piano, e di un ulteriore episodio di forte conflittualità avvenuto sulle scale nella notte della morte.

Un ruolo rilevante era stato attribuito anche alle telecamere di videosorveglianza dell’edificio, che avevano contraddetto la prima versione fornita dal 41enne agli investigatori, secondo cui l’uomo si sarebbe trovato altrove al momento della tragedia. Le immagini mostrerebbero invece Dafne salire sulla terrazza con una borsa e il cane, mentre Trabelsi avrebbe effettuato diversi spostamenti tra l’appartamento e la copertura dell’edificio. Nella finestra temporale individuata per la caduta, tra le 4:45 e le 4:48, le telecamere avrebbero inoltre ripreso l’uomo scendere le scale con la borsa della compagna e il cane al guinzaglio, che avrebbe opposto resistenza. Trabelsi non sarebbe poi sceso in strada per verificare le condizioni della donna.

Dafne Rebaudo era stata identificata formalmente solo una settimana dopo il ritrovamento del corpo, grazie al cellulare rinvenuto nel suo appartamento e alla ricevuta di un taxi pagato con la sua carta di credito.

Trabelsi, già destinatario di un provvedimento di espulsione sospeso e sottoposto all’obbligo di firma per precedenti legati alla droga, si è sempre dichiarato innocente, anche davanti al GIP. Con la revoca della custodia cautelare e alla luce dei nuovi elementi sulla traiettoria della caduta, l’indagine sulla morte di Dafne Rebaudo prosegue.

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