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Tor Vergata 2025, il Papa e la lezione di “bellezza” dei giovani del mondo

03/08/25 - 09:45

Venticinque anni dopo lo storico evento con Giovanni Paolo II, all’alba del nuovo millennio, la spianata alla periferia di Roma si riempie di volti e di corpi, di colori e di bandiere, dei ragazzi e delle ragazze di ogni latitudine attratti nella Città Eterna da un evento di Chiesa che stupisce e interroga. Insieme a Leone XIV si canta e si prega, si parla in diverse lingue ma con un unico linguaggio, quello della fede. La stessa che molti giovani stanno scoprendo con il Giubileo.

E’ Vatican News a raccontare l’arrivo di papa Leone XIV a Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani.

Tor Vergata, la stessa spianata, un mondo capovolto. Venticinque anni fa l’affaccio di un nuovo millennio, con la prepotente speranza che porta con sé ogni novità. Venticinque anni dopo il mondo ha vissuto e vive guerre, rivoluzioni, attentati terroristici, crisi economiche e sociali. Tutto è cambiato, tutto cambia. Anche i Papi. Rimane Cristo, eterno e immutabile, capace di restituire la gioia, autentica e radicale. La gioia dell’incontro che fa vivere e vibrare una marea umana composta da adolescenti e ragazzi, di millennials e Gen Z, di Papaboys nostalgici ora catechisti e accompagnatori, di adulti con figli al seguito e pure qualche anziano ancora in forze. Sono tutti qui, un milione secondo le stime, attratti da ogni latitudine e longitudine nel cuore dell’Italia per l’evento culmine di questo Anno Santo voluto da Francesco e proseguito da Leone.

“Cristo è qui”. Lo recitano striscioni la cui scritta si perde tra i mille colori delle bandiere delle nazioni o dei gruppi di appartenenza, tra cui spicca – una della più alte – quella della Corea, meta della prossima Giornata Mondiale della Gioventù 2027. “Siamo 1.078, così ci ritroviamo tutti”, dicono. E qui c’è il Papa: un uomo, quasi settantenne, vestito di bianco, con il sorriso accennato e le mani salde sulla croce di legno, che accompagna la folla in questo momento di Chiesa che stupisce e interroga. Come a Lisbona, nel 2023, quando tutti si domandarono com’era stato possibile, in un’epoca di sentimenti virtuali e apatia reale, radunare un milione e mezzo di ragazzi per un evento religioso.

L’ascolto delle parole di un Papa che raccoglie in sé l’esperienza di una Chiesa vissuta tra le sale delle curie e i terreni polverosi della missione. “È Gesù che sognate quando cercate la felicità”, Leone XIV richiama la storica frase di Giovanni Paolo II che di questi eventi giovanili fu fautore. Parla, con voce sicura e tono fermo, di speranza, di radicalità, di fedeltà, di dono di sé e per gli altri, di resurrezione. Tutto intorno tace. È un oceano di cui si ode solo la risacca: il ronzio dei droni, il rumore delle pale degli elicotteri e dei motori dei camion che distribuiscono acqua. Ci sono applausi, sì. Soprattutto quando il Papa ricorda due ragazze, Maria e Pascale – spagnola la prima, egiziana la seconda – partite da casa per il Giubileo ma decedute lungo il cammino. “Preghiamo per loro e le loro famiglie”, ha chiesto il Papa, domandando preghiere pure per Ignacio Gonsalves, un giovane ricoverato al Bambino Gesù. Applausi per loro, poi il canto dell’Alleluja che precede la lettura del Vangelo. Ancora silenzio, interrotto dall’Anima Christi del maestro Marco Frisina. Sulle ultime note si abbassano le luci sul palco, inizia l’Adorazione Eucaristica con lo stesso ostensorio proveniente dalla Cappella dell’Adorazione perpetua della parrocchia Sant’Antonio Abate a Torino, dinanzi al quale pregarono il futuro santo Pier Giorgio Frassati e, prima di lui, San Giovanni Bosco.

 

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