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Leone XIV incontra in Vaticano l’israeliano Inon e il palestinese Sarah attivisti per la pace

31/05/25 - 09:54

Volere la pace implica la creazione di istituzioni di pace. È il messaggio centrale del discorso pronunciato da Leone XIV all’udienza dedicata a movimenti e associazioni che hanno dato vita all’“Arena di pace”, una realtà dinamica in cui convergono gruppi plurali, pacifisti, popolari.

A far parte del gruppo di circa 300 persone riunite oggi nella Sala Clementina del Palazzo apostolico sono anche l’israeliano Maoz Inon, al quale sono stati uccisi i genitori da Hamas, e il palestinese Aziz Sarah, al quale l’esercito israeliano ha ucciso il fratello, e che ora sono amici e collaboratori. Applausi si levano per loro. Furono i protagonisti di quello storico e coraggioso abbraccio un anno fa a Verona, alla presenza di Papa Francesco, che resta, come ammette Prevost, “testimonianza e segno di speranza”.

Leone XIV parte proprio dalla condivisione della prospettiva incoraggiata da Bergoglio nel ritrovo del 18 maggio 2024 all’arena della città veneta, quella cioè delle vittime. Porsi dal loro punto di vista, dice il Pontefice anche oggi, “è essenziale per disarmare i cuori, gli sguardi, le menti e denunciare le ingiustizie di un sistema che uccide e si basa sulla cultura dello scarto”. Pace e bene comune sono interconnessi, sottolinea il Papa citando San Giovanni Paolo II quando parlava della pace come di un bene indivisibile. Nel discorso odierno del Successore di Pietro si ribadisce, insomma, che la pace non è qualcosa di inerte ma un attivatore delle coscienze.

Il cammino verso la pace richiede cuori e menti allenati e formati all’attenzione verso l’altro e capaci di riconoscere il bene comune nel contesto odierno. La strada che porta alla pace è comunitaria, passa per la cura di relazioni di giustizia tra tutti gli esseri viventi.

Costruire la pace può voler dire processi lunghi di formazione alla pace, tempi che vanno ricercati in un’epoca in cui invece si prediligono velocità e immediatezza.

La pace autentica è quella che prende forma a partire dalla realtà (territori, comunità, istituzioni locali e così via) e in ascolto di essa. Proprio per questo ci rendiamo conto che questa pace è possibile quando le differenze e la conflittualità che comportano non vengono rimosse, ma riconosciute, assunte e attraversate. Il Papa elogia l’impegno dei movimenti per la pace definendoli “preziosi”. Sono realtà dal “basso”, dialoganti, che mettono in campo “creatività e genialità”. È così, precisa il Papa, che si genera speranza. “I giovani e i ragazzi hanno bisogno di esperienze che educano alla cultura della vita, del dialogo, del rispetto reciproco”, sostiene ancora il Papa che constata amaramente: “C’è troppa violenza nel mondo, c’è troppa violenza nelle nostre società”.

Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, quando coloro che hanno subito ingiustizia e le vittime della violenza sanno resistere alla tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. La non violenza come metodo e come stile deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni.

 

 

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