Il recupero dello stadio Flaminio destinato a diventare la “casa della Lazio”, continua a far discutere. Da una parte c’è il progetto presentato dal presidente Claudio Lotito, che punta a trasformare l’impianto in uno stadio moderno da oltre 50.000 posti. Dall’altra emergono ostacoli che rischiano di rallentare o modificare l’intervento. Un percorso tutt’altro che semplice. Infatti, l’impianto progettato da Pier Luigi Nervi è considerato un’opera di grande valore architettonico e storico, elemento che impone limiti precisi a qualsiasi intervento. Insomma il Flaminio può essere recuperato ma non stravolto. Da qui le prime osservazioni della Soprintendenza riguardano la storica pensilina che deve essere mantenuta all’interno del progetto e il secondo anello previsto dal progetto Lazio. L’obiettivo del club è aumentare la capienza attraverso una struttura esterna in acciaio che non andrebbe a modificare direttamente il catino esistente. Tuttavia i timori dei tecnici è che questa soluzione possa compromettere la leggibilità architettonica dell’opera originale, alterandone l’identità visiva. Inoltre gli spazi disponibili sono limitati, i vincoli sono numerosi e qualsiasi intervento deve confrontarsi con una struttura progettata negli anni ’50 del secolo scorso per esigenze diverse rispetto a quelle del calcio. Ma a complicare le cose ci sono anche gli aspetti economici. Secondo le stime, il progetto Lazio avrebbe un costo vicino ai 480 milioni di euro che richiede necessariamente finanziatori, garanzie bancarie e un piano economico sostenibile nel lungo periodo. Insomma sul nuovo stadio Flaminio ci sono più dubbi che certezze che possa diventare la nuova casa della Lazio.
Foto: SS LAZIO











