Francesca, educatrice precaria, ha scritto una lettera aperta, a nome di tutte le colleghe nella sua stessa situazione, indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che sembrerebbe non volere il rinnovo della graduatoria previsto con il decreto Mille proroghe.
Questo il testo: “Signora Presidente, anzi Cara Giorgia (perché così che mi sento di rivolgermi a Lei a nome di tutte le colleghe e colleghi precari storici e non, inseriti nelle graduatorie dei Nidi e delle scuole dell’Infanzia di Roma Capitale). Vorrei portare alla Sua attenzione il dramma che stiamo vivendo per il mancato rinnovo delle suddette graduatorie. Noi viviamo con l’ansia perenne della chiamata giornaliera per poter sbarcare il lunario e, quando ci dice bene, riusciamo a venire impiegate per qualche mese continuativo o, quando ci va ancora meglio, portiamo a casa un contratto determinato per un intero anno educativo. Abbiamo affrontato prove selettive, siamo risultati idonee ed idonei e da anni teniamo in piedi i servizi educativi. A Luglio lavoriamo con il caldo asfissiante per mantenere aperti servizi che altrimenti resterebbero chiusi dal momento che le colleghe titolari non lavorano e la chiusura creerebbe innumerevoli disagi alle famiglie. Alcuni colleghe e colleghi supplenti, pur avendo superato i giorni “fronte-bambini”, stabiliti per legge accettano i contratti per dare continuità educativa ai nostri piccoli utenti, nonostante la stanchezza sulle spalle di un anno educativo appena concluso. Durante la pandemia, siamo state e stati in prima linea, pronti a sostenere i servizi, dando supporto alle famiglie e cercando con la nostra professionalità, di non far mancare alle bambine ed ai bambini, una sana e normale routine. Siamo il ponte tra famiglia e società.Non crede che dovremmo essere considerati e tutelati, in quanto PRIMA COMUNITÀ EDUCANTE? Il “non rinnovo” getterà tantI di noi nella disperazione poiché non tuttI possiedono titoli di laurea per accedere alle nuove classi di concorso. Molti, come me, dovranno rimettersi in gioco ed intraprendere nuovi percorsi di studio, che a 50 anni suonati, non sono proprio una passeggiata. Fino ad oggi i nostri titoli e la nostra professionalità sono andati bene, perché dovrebbero non esserlo più? I titoli di servizio, maturati sul campo, non fanno di noi delle professioniste abitate? Non lasci nell’ incertezza del futuro lavorativo tante persone, soprattutto donne che ad oggi hanno contribuito all’educazione, alla crescita, all’autonomia tanti piccoli cittadini e cittadine, futuri uomini e donne del domani. In attesa di un Suo cortese riscontro e con la Speranza che abita in me, Le porgo cordiali saluti











