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Oggi l’annunciato sciopero dei giornalisti: “C’è l’aspetto relativo all’indipendenza e autonomia, sono accadute cose che non fanno sperare”

06/05/24 - 14:55

Oggi sciopero dei giornalisti Rai iscritti all’Usigrai che contestano le ingerenze del Governo, con particolare riferimento alla censura che ha riguardato il monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile che è stato cassato per motivi ancora non chiari.

Per illustrare i motivi dello sciopero, è stata convocata questa mattina una conferenza stampa all’Associazione della Stampa Estera in Italia con Serena Bortone, conduttrice di Chesarà, Sigfrido Ranucci di Report , il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani e il segretario dell’Usigrai Daniele Macheda. Ed è stato proprio lui a ricordare le ragioni che hanno portato allo sciopero oltre a chiedere libertà di azione che il governo non consentirebbe ai giornalisti Rai: “C’è l’aspetto relativo all’indipendenza e autonomia dei giornalisti visto che sono accadute cose che non fanno sperare bene in questo tempo».

Su tutti il caso Scurati, ma Macheda evidenzia anche la «scomparsa» da Rai News 24 delle parole critiche del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri che auspicava che i test attitudinali anche ai politici, e infine il silenzio dell’azienda sulle parole di Giorgia Meloni che ha definito l’inchiesta di Report sui costi della realizzazione dei campi per migranti in Albania un «linciaggio».

Il giornalista parla di «corpo a corpo» nelle redazioni per difendere i servizi del servizio pubblico dalle ingerenze, e non sono isolati i casi in cui si è scelto di togliere la firma dal servizio andato in onda. «Il nostro non è un sindacato di sinistra – rivendica –, la nostra posizione è sempre la stessa: “Via i partiti dalla Rai”».

Le edizioni principali di Tg1 e Tg2 sono andate in onda ma con giornalisti esterni.

Serena Bortone ha ripercorso la vicenda Scurati che ha portato all’annullamento del contratto dello scrittore e storico a 24 ore dalla messa in onda. «Non era mai successo che un contratto venisse annullato dall’alto. Vengono date spiegazioni un po’ bizzarre e farlocche – ha detto –. Tipo che Scurati aveva promozioni già su Netflix, ma da una ricerca non c’era nessuna promozione su Netflix, anzi nessuna promozione in generale per Scurati. Mi attacco al telefono, scrivo mail urgenti, mando messaggi a più di un dirigente, chiedendo cosa dire a un Premio Strega tradotto in 42 lingue. Nessuno mi risponde, la mattina dopo in perfetta solitudine ho dovuto avvertire io Scurati che il suo contratto era stato annullato. Scurati mi ha detto che mi regalava il testo e che lo potevo leggere in onda, cosa che io ovviamente ho fatto».

«Mi è stato chiesto perché ho reso pubblico quanto era successo – spiega la Bortone –. L’ho fatto perché io sono una giornalista e la trasparenza è un mio dovere».

il presidente della Fnsi sostiene che il problema non riguardi solo la stampa, ma la libertà di espressione tout court, e porta a esempio le manganellate agli studenti che protestano nelle piazze: «È un attacco alle libertà costituzionali. Come ha detto il presidente dell’Anm è in corso un attacco a tutte le garanzie democratiche del Paese». E annuncia che sabato sarà presente, in rappresentanza della Federazione Nazionale della Stampa, al congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati: «Questo è un momento in cui stare insieme, perché stanno attaccando tutti i diritti e le libertà». Sulla contrapposizione con il nuovo sindacato nato nell’azienda pubblica, l’Unirai, Di Trapani è netto: «È la prima volta che vedo un sindacato che prova a impedire uno sciopero indetto da un’altra organizzazione sindacale».

Sigfrido Ranucci ha aperto il suo intervento dicendo che il senatore Maurizio Gasparri ha presentato al ministro Carlo Nordio un’interrogazione parlamentare per chiedere perché l’inchiesta su di lui è stata archiviata. Poi è il momento dell’attacco ricevuto dalla premier Meloni: «Dall’approvazione della legge Renzi in poi la situazione in Rai è peggiorata. È peggiorata soprattutto nell’ultimo anno: non ricordo un premier che abbia definito un linciaggio un’inchiesta del proprio servizio pubblico, come quella sull’accordo per l’immigrazione con l’Albania. Il paradosso è che mentre la premier la definiva un linciaggio, due sondaggi in Albania ritenevano che l’inchiesta fosse veritiera. Insomma, aveva più fiducia nel nostro servizio pubblico il popolo albanese che il premier italiano». Il conduttore di Report elenca le denunce ricevute dagli esponenti del governo o della maggioranza: «Poi ci convocano in Commissione di vigilanza perché abbiamo troppe denunce. Questa è la pressione costante alla quale siamo sottoposti». Negli ultimi tempi il bavaglio stringe ancora più forte: «

«Adesso hanno cancellato anche le repliche, senza comunicarcelo. Quando ho chiesto spiegazioni, nessuno ha saputo o voluto rispondermi».

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