“Casa nostra è a via Santa Croce in Gerusalemme”, dicono gli attivisti di Spin Time, che annunciano oggi che il presidio non verrà smobilitato. Malgrado tutte le persone uscite di casa a fine luglio, dopo un incendio, abbiano trovato una sistemazione provvisoria, la comunità vuole ricordare che “l’emergenza continua”.
La comunità che occupa e anima quel palazzo da oltre 12 anni si è convinta che l’incendio abbia “fatto da pretesto per lo sgombero”, anche se sul palazzo pendeva da sei anni un provvedimento di sequestro preventivo per invasione di immobile. A questo si è aggiunto il sequestro disposto dopo l’ispezione dei Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine, che ha sancito l’impossibilità di rientrare per gli occupanti.
Nei giorni scorsi sembrava che il presidio si sarebbe sciolto una volta che l’ultimo abitante avesse trovato un’abitazione. È arrivata invece la decisione di mantenerlo: in più di 20 giorni è diventato un punto di riferimento per iniziative, dai concerti alle cene collettive fino alle donazioni dei cittadini.
Stamane una delegazione di Spin Time ha incontrato Roma Capitale, che non ha detto no al presidio. Anche dalla Questura non ci sarebbero obiezioni. Ci sarà una richiesta di occupazione di suolo pubblico: verranno montati sette gazebo pavimentati, non in mezzo alla strada ma sulle strisce blu davanti al palazzo. Secondo quanto riferito dagli attivisti, in quei gazebo vivrà Spin Time con le sue attività dal lunedì al venerdì, almeno fino a dopo il corteo nazionale del 19 settembre.
Gli attivisti hanno inoltre intenzione di chiedere l’occupazione di tutta la strada, come avvenuto da fine luglio, sostenendo che, non avendo attualmente un luogo proprio, continueranno a “prendersi la strada”. Il presidio ha infatti continuato a essere il punto di incontro della variegata comunità degli abitanti, bambini compresi, che pur sistemati altrove hanno continuato a frequentare via Santa Croce in Gerusalemme. Su questo punto specifico, tuttavia, gli attivisti non hanno reso nota la risposta del Comune, e il tema sarà probabilmente ancora oggetto di polemiche, soprattutto a settembre, con la ripresa delle scuole e l’aumento del traffico cittadino.
Sui gazebo fissi è intervenuto il coordinatore del Lazio di Fratelli d’Italia, Paolo Trancassini, che ha criticato la richiesta di Spin Time di occupare il suolo pubblico con sette dehors per proseguire le proprie attività, ironizzando sui laboratori di face painting e sulla cucina afghana. Sulla stessa linea la consigliera della Lega Simonetta Matone, che ha ricordato come la proposta arrivi a scapito dei commercianti della zona, che pagano regolarmente Tari e altre tasse per portare avanti le proprie attività nel rispetto delle leggi.
Più a medio-lungo termine resta aperta la questione delle case popolari per le persone sistemate provvisoriamente in queste settimane, insieme alla trattativa per l’acquisto dell’immobile, che il Comune intende proseguire. Secondo gli attivisti, la proprietà, Investire SGR, dovrà confermare la propria disponibilità a vendere l’immobile, dopo quello che definiscono l'”incomprensibile e disumano rifiuto” dell’accordo ponte proposto dal Comune quasi 20 giorni fa. Investire aveva infatti chiesto che il palazzo fosse definitivamente liberato dagli averi degli abitanti e messo in sicurezza prima di riprendere la trattativa. Gli attivisti di Spin Time continuano a chiedere che il palazzo “torni a essere un bene comune”, sostenendo che ogni giorno di attesa sia “un secondo sprecato”. Per il 19 e 20 settembre sono già state annunciate una nuova manifestazione, che avrà come destinazione la sede di Investire SGR, e una nuova assemblea.










