Da Casa Santa Marta, dove da otto giorni è convalescente e prosegue le terapie, dopo essere stato dimesso domenica scorsa dal Policlinico Gemelli, Francesco continua a volgere il suo pensiero all’attualità internazionale e in particolare ai Paesi dilaniati da guerre e ostilità. Nel testo dell’Angelus diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, dopo una breve riflessione sulla misericordia di Dio e su questa Quaresima, da vivere “come tempo di guarigione”, il Papa manifesta la sua “preoccupazione” per la “situazione in Sud Sudan”.
Rinnovo il mio appello accorato a tutti i leader, perché pongano il massimo impegno per abbassare la tensione nel Paese. Occorre mettere da parte le divergenze e, con coraggio e responsabilità, sedersi attorno a un tavolo e avviare un dialogo costruttivo. Solo così sarà possibile alleviare le sofferenze dell’amata popolazione sud-sudanese e costruire un futuro di pace e stabilità.
L’apprensione del Pontefice è anche per il vicino Sudan, dove “la guerra continua a mietere vittime innocenti”, da qui la richiesta di tutelare la popolazione, aprire trattative per far tacere le armi e inviare aiuti umanitari.
Esorto le parti in conflitto a mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei loro fratelli civili; e auspico che siano avviati al più presto nuovi negoziati, capaci di assicurare una soluzione duratura alla crisi. La Comunità internazionale aumenti gli sforzi per far fronte alla spaventosa catastrofe umanitaria.
E non manca, nelle parole del Papa, l’invito a non dimenticare gli altri Paesi dove si combatte da tempo o ci sono emergenze e difficoltà.
Confidando nella misericordia di Dio Padre, continuiamo a pregare per la pace: nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar, che soffre tanto anche per il terremoto.
Nel testo dell’Angelus, il Papa ricorda, poi, ai fedeli, la parabola che Gesù narra su quel “padre che ha due figli: uno se ne va di casa ma poi, finito in miseria, ritorna e viene accolto con gioia; l’altro, il figlio “obbediente”, sdegnato col padre non vuole entrare alla festa”. Un racconto che “rivela il cuore di Dio: sempre misericordioso verso tutti; guarisce le nostre ferite perché possiamo amarci come fratelli”. Francesco sposta l’attenzione al cammino verso la Pasqua, esorta a vivere “questa Quaresima, tanto più nel Giubileo, come tempo di guarigione”, e parla in prima persona.
Anch’io la sto sperimentando così, nell’animo e nel corpo. Perciò ringrazio di cuore tutti coloro che, a immagine del Salvatore, sono per il prossimo strumenti di guarigione con la loro parola e con la loro scienza, con l’affetto e con la preghiera.
Lo sguardo del Papa si allarga, quindi, a tutti gli uomini con l’auspicio della fratellanza in Gesù Salvatore.
La fragilità e la malattia sono esperienze che ci accomunano tutti; a maggior ragione, però, siamo fratelli nella salvezza che Cristo ci ha donato.










