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I nomi dei boss arrestati questa mattina nella maxi operazione di DDA e Carabinieri

18/03/25 - 11:35

I nomi degli arrestati nella maxi operazione di questa mattina, messa in atto dalla Direzione Distrettuale Antimafia e i Carabinieri, sono quelli che “contano” nel mondo dello spaccio e della criminalità romana. Tra gli arrestati Giuseppe Molisso e Leandro Bennato.

Emergerebbe per la prima volta in modo sistematico la rete di sodali e fiancheggiatori di Giuseppe

MOLISSO e Leandro BENNATO, le due figure gravemente indiziate di essere al vertice del gruppo, entrambe già in carcere per altri efferati delitti: MOLISSO’ per l’omicidio dell’albanese Selavdi SHEHAJ e il tentato omicidio dei fratelli COSTANTINO, BENNATO per aver sottoposto a sequestro e seviziato Gualtiero GIOMBINI e Christian ISOPO al fine di recuperare circa un quintale di cocaina che gli era stata sottratta.

L’attività investigativa e le fondamentali dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno consentito di ricostruire in termini di gravità indiziaria il sistema sul quale si reggeva una sorta di monopolio della droga: MOLISSO e BENNATO non si sarebbero limitati a dare vita a uno stabile e agguerrito clan finalizzato al narcotraffico ma avrebbero raggiunto l’ambizioso scopo di riunire le più importanti piazze di spaccio della capitale, imponendo ai capi piazza la fornitura di cocaina, peraltro a prezzi più elevati, importata prevalentemente da due fornitori albanesi di straordinarie capacità, Altin SINOMATI e Renato MUSKA.

MOLISSO e BENNATO, storicamente contigui al noto Michele SENESE, potevano contare sulla fedeltà assoluta di:

  • Emanuele SELVA, che si occuperebbe della detenzione, taglio, trasporto e commercializzazione delle sostanze stupefacenti, intervenendo, su ordine di MOLISSO, con azioni violente a difesa delle piazze di spaccio rifornite dall’organizzazione;
  • Marco DESIDERI, che oltre a detenere, trasportare e commercializzare le sostanze stupefacenti, gestirebbe in prima persona almeno una piazza di spaccio per la quale si rifornisce stabilmente attraverso i canali dell’organizzazione;
  • Guido CIANFROCCA, cognato di MOLISSO, che si occuperebbe dell’ approvvigionamento, del trasporto, della vendita di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e della riscossione dei relativi proventi, nonché del trasporto delle armi dell’organizzazione;
  • Raul Esteban CALDERON (condannato’ in primo grado poiché ritenuto l’esecutore dell’omicidio dell’albanese Selavdi SHEHAJ e del tentato omicidio dei fratelli COSTANTINO, nonché imputato nel processo per l’omicidio di Fabrizio PISCITELLI poiché ritenuto il killer), compartecipe in importanti scelte strategiche del sodalizio criminale, non si sarebbe limitato alla detenzione e alla cessione di diversi chili di cocaina, bensì si sarebbe attivato per il rinvenimento di ulteriori canali di approvvigionamento all’ingrosso della droga, procurando e consegnando armi a MOLISSO, assicurando la consegna di denaro ai familiari dei sodali detenuti per il pagamento delle spese legali.

Il consolidamento dell’autorità criminale del sodalizio, di primissimo piano in termini di pericolosità, dotato di armi da guerra e persino di bombe a mano, sarebbe stato ottenuto attraverso l’imposizione della violenza a chi non stava alle regole dettate dai capi, Giuseppe MOLISSO e Leandro BENNATO.

A chi si poneva sotto la loro ala veniva assicurata protezione in vario modo, risolvendo i contrasti ai vertici delle piazze di spaccio stabilendo la sostituzione o il mantenimento del titolare, intervenendo in difesa dei singoli capi piazza rispetto a nuovi soggetti intenzionati a intromettersi nel traffico degli stupefacenti, controversie che venivano risolte anche con il compimento di eclatanti atti di violenza. Emblematici sono:

  • l’intervento di MOLISSO a sostegno di uno dei capi piazza di Tor Bella Monaca che a maggio
  • 2020 era entrato in forte contrasto con un noto pregiudicato della zona. L’uomo al vertice del sodalizio si dimostrava disponibile a risolvere la questione anche con l’uso delle armi e con il supporto di SELVA Emanuele al quale impartiva l’ordine di proteggere il loro sodale ricevendo rassicurazioni dal suo interlocutore “Io sto qua in giro fra se lo vedemo lo spaccano tutto semo 7-8 […] Lo mandamo a ospedale”. MOLISSO dava la disponibilità per un suo intervento diretto ipotizzando addirittura la possibilità di un agguato armato al quale avrebbe partecipato direttamente “Fra fateme trova moto fago la porta glie sparo io”;
  • la ritorsione nei riguardi di alcuni cittadini magrebini che volevano ritagliarsi un proprio spazio ove affrancarsi e gestire in autonomia un’attività di spaccio in via dell’Archeologia a Tor Bella
  • Monaca. Le mire degli extracomunitari venivano infrante nella notte tra il 21 e il 22.10.2022, quando SELVA interveniva presso un esercizio commerciale, armato di pistola, a sostegno dei
  • MOCCIA, gestori di una delle piazze di spaccio più importanti di Tor Bella Monaca.
    Nell’occasione veniva esploso un colpo d’arma da fuoco, che attingeva la vetrata del palazzo antistante, e i nordafricani, impauriti, venivano violentemente percossi;
  • la rapina, commessa con l’uso di kalashnikov, posta in essere dall’organizzazione per appropriarsi di 10 Kg. di cocaina estorti al narcotrafficante CAPOGNA Fabrizio, poi divenuto collaboratore di Giustizia, e sottratti al solo fine di appropriarsi dei suoi canali di approvvigionamento. 

    Unitamente alle misure cautelari personali, gli accertamenti patrimoniali hanno evidenziato la presenza di beni immobili e mobili sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, derivanti dal reimpiego di fondi di natura illecita e provenienti dalle attività criminali.

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