Massimo Giletti è stato aggredito e colpito con un pugno al volto, in pieno centro a Roma. Il tutto è avvenuto durante la registrazione di un servizio per il programma in onda su Rai 3 ‘Lo stato delle cose’ dedicato alla scomparsa di Emanuela Orlandi scomparsa nel 1983.

Il giornalista in un video su Instagram, spiega che l’aggressore è un ex agente dei servizi segreti che aveva fatto parte del Sisde che, per altro, era stato ascoltato la scorsa settimana dalla Commissione parlamentare di inchiesta a seguito della ricostruzione effettuata nel programma di Giletti riguardo a Mario Meneguzzi, zio di Emanuela Orlandi, era stato avvertito che i Servizi Segreti, all’epoca della scomparsa della nipote, lo pedinavano.
Ma tutto finì presto perché venne appurato che non era coinvolto nella sparizione di Emanuela avvenuta il 22 giugno del 1983 visto l’alibi di ferro, ma Giletti sostiene che Meneguzzi all’epoca fu avvertito di essere pedinato proprio da una persona legata ai servizi segreti: si tratta di Giulio Gangi, oggi deceduto, che lavorava in coppia proprio con l’uomo coinvolto nell’episodio dell’aggressione al giornalista.
“Gangi lo conoscevo, lavoravamo al Sisde” ha dichiarato l’ex agente durante l’audizione prima dell’aggressione a Giletti, ma ha affermato di non sapere perché Meneguzzi fosse stato avvertito di essere seguito. “Non so se e perché lo abbiano avvisato”, ha dichiarato a Giletti. “I servizi avvisarono lo zio di Emanuela che era pedinato e chiamò qualcuno dei Servizi per chiedergli chi lo seguisse”, ha dichiarato in tivù Giletti.










