Un neuroblastoma particolarmente complesso è stato rimosso con successo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, grazie a un intervento che ha coinvolto chirurghi oncologici, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti.
La paziente, una bambina di poco più di un anno, presentava una massa tumorale che si era estesa nel canale vertebrale, lo spazio all’interno delle vertebre che ospita il midollo spinale e le radici nervose, arrivando a comprimere uno dei nervi che controllano il movimento della gamba. Per asportare completamente il tumore senza comprometterne la funzione, gli specialisti hanno pianificato l’intervento con simulazioni tridimensionali, scegliendo un accesso chirurgico dalla schiena invece del tradizionale accesso addominale. Durante l’operazione, il sistema nervoso è stato monitorato in tempo reale grazie al monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio e a una strategia anestesiologica calibrata specificamente per mantenere attivi i segnali nervosi.
Dopo la biopsia diagnostica e il trattamento chemioterapico previsto dai protocolli, la riduzione della massa tumorale ha consentito di programmare l’intervento. Il caso è stato discusso collegialmente da oncologi pediatrici, chirurghi oncologici e neurochirurghi per definire la strategia più sicura. Determinante è stata la pianificazione preoperatoria con ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali, che hanno permesso di individuare con precisione i rapporti tra tumore, colonna vertebrale, midollo spinale e nervi, e di “provare” virtualmente l’intervento prima di entrare in sala operatoria.
Il dottor Giorgio Persano, dell’Unità Operativa Semplice di Chirurgia Oncologica del Bambino Gesù, guidata dal dottor Alessandro Crocoli, ha spiegato che la posizione del tumore ha imposto di ripensare completamente l’approccio chirurgico: le simulazioni tridimensionali hanno permesso di studiare in anticipo ogni fase dell’intervento e di scegliere un accesso dalla schiena, insolito per questo tipo di tumore ma ritenuto il più adatto al caso specifico, con l’obiettivo di rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti. L’accesso posteriore ha consentito di rimuovere in un’unica procedura sia la parte esterna del tumore sia quella estesa all’interno del canale vertebrale.
L’altro elemento chiave dell’intervento è stato il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, un sistema che permette di controllare in tempo reale l’integrità dei nervi durante l’operazione. Il principio ricorda quello dei sensori di prossimità utilizzati nelle automobili durante il parcheggio, ma con un livello di sofisticazione molto superiore: consente al neurofisiologo di identificare la struttura nervosa interessata e di verificarne continuamente il corretto funzionamento. Le informazioni raccolte hanno permesso all’équipe di procedere con la massima precisione, proteggendo il nervo a contatto con il tumore.
Anche la strategia anestesiologica è stata studiata su misura per garantire la massima sicurezza e il controllo del dolore senza interferire con la qualità del segnale neurofisiologico, dal momento che alcuni farmaci normalmente utilizzati in anestesia possono alterare o addirittura azzerare le risposte registrate durante il monitoraggio. Per questo è stata adottata una tecnica di anestesia totale endovenosa, calibrando con precisione dosaggi e infusioni dei farmaci per mantenere la bambina in condizioni di completa stabilità clinica, preservando al contempo l’affidabilità dei segnali neurofisiologici per tutta la durata dell’intervento. Un equilibrio che richiede un dialogo costante e in tempo reale tra anestesista e neurofisiologo in sala operatoria.
Il dottor Andrea Carai, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia del Bambino Gesù, ha sottolineato come, quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conti, e come il monitoraggio neurofisiologico permetta di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora, grazie all’integrazione tra neurochirurgia, neurofisiologia, anestesia e chirurgia oncologica.
L’intervento, durato circa quattro ore, ha richiesto il lavoro simultaneo di professionisti appartenenti a diverse specialità: un’integrazione di competenze che ha consentito di affrontare una procedura riservata a casi altamente selezionati e realizzabile solo in centri con una consolidata esperienza multidisciplinare. L’asportazione del tumore è stata completa e la bambina è stata dimessa sei giorni dopo l’intervento, avendo già iniziato il percorso riabilitativo.










