La tragedia della famiglia di Pietralata, seguita da SAISH e ASL per l’assistenza alla figlia con grave disabilità, riaccende il dibattito politico sul sistema di welfare regionale. Secondo il Segretario Regionale di Sinistra Italiana, Danilo Cosentino, la vicenda “mette in luce una fragilità strutturale del sistema socio-sanitario del Lazio: la presa in carico è insufficiente e disomogenea, e le famiglie restano spesso sole”.
Le criticità denunciate
Cosentino sottolinea come la salute mentale sia difficilmente accessibile, con i consultori che operano con organici ridotti, e ricorda come la spesa sanitaria nazionale nel 2025 abbia registrato circa 2,5 miliardi di euro in meno rispetto alle previsioni, a fronte di un fabbisogno crescente.
Secondo il segretario di Sinistra Italiana, la Regione Lazio non garantisce a oggi la piena attuazione dei LEPS (i Livelli essenziali delle prestazioni sociali) e non ha adottato un Piano regionale per la non autosufficienza, a differenza di molte altre Regioni. Mancherebbero inoltre standard regionali, linee guida per i Comuni e un sistema di monitoraggio centralizzato, con la conseguente frammentazione dei servizi SAISH (Servizio di Assistenza Domiciliare Indiretta per persone con disabilità) e SAD (Servizio di Assistenza Domiciliare).
Le proposte di Sinistra Italiana
Cosentino ha illustrato quattro punti proposti dal partito: uniformare i servizi nei diversi distretti socio-sanitari attraverso modelli territoriali integrati tra Municipi, ASL e strutture scolastiche, per rafforzare i percorsi psicologici, assistenziali, sanitari e di trasporto; potenziare il servizio STID (trasporto individuale per persone con disabilità), ritenuto ancora inadeguato, fissando un numero minimo di vetture disponibili; rafforzare la presa in carico riconoscendo il ruolo del caregiver all’interno del sistema di welfare; istituire infine un sistema regionale di monitoraggio sugli esiti degli interventi.
“Bisogna adeguare gli investimenti in base alla richiesta – ha concluso Cosentino – senza questi pilastri, i fondi non bastano e le famiglie continueranno a portare da sole il peso della cura”.










