Nel cuore del centro storico di Roma, a pochi passi da Fontana di Trevi, Palazzo Scanderbeg inaugura una nuova stagione culturale dopo il recente ingresso nella collezione del Gruppo Ginobbi. Edificio di grande pregio storico e architettonico, situato in una delle aree più iconiche della Capitale, il palazzo rappresenta oggi uno dei progetti di valorizzazione più significativi del Gruppo Ginobbi, con l’obiettivo di trasformare luoghi simbolici della città in spazi capaci di intrecciare ospitalità, arte e progettualità contemporanea.
Su iniziativa dell’Ambasciata della Repubblica d’Albania in Italia e di Palazzo Scanderbeg, proprietà di Gruppo Ginobbi, sabato 23 maggio il palazzo ospiterà “Lin Delija. Dove la fede prende corpo”, mostra a cura di Angela Scilimati, direttrice del Museo Lin Delija-Carlo Cesi di Antrodoco (Rieti). L’iniziativa si inserisce nell’ambito della Notte dei Musei di Roma, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto, quale momento di incontro tra culture, arte e dialogo internazionale. Un appuntamento espositivo in cui storia, spiritualità e tradizioni si incontrano, visitabile dalle ore 18.00 alle 22.30 (ultimo ingresso).
L’evento inaugurale si aprirà alle ore 18.00 con un cocktail su invito, in un percorso di valorizzazione condiviso che rafforza il dialogo culturale tra Italia e Albania.
Cuore dell’esposizione è la serie “Le ultime sette parole di Cristo”, prezioso ciclo realizzato dall’artista albanese Lin Delija (1924-1994), recentemente donato al Museo Lin Delija-Carlo Cesi dalla famiglia Roncaglia-Campanelli di Osimo. La mostra nasce dalla volontà di rendere accessibile al pubblico questa importante acquisizione, sottolineando il valore culturale e civile del gesto di donazione, che trasforma un patrimonio privato in bene collettivo.
Il ciclo delle “Le ultime sette parole di Cristo” occupa un posto centrale nella ricerca dell’artista, che ha vissuto gli anni della sua giovinezza a Scutari, in un’Albania caratterizzata da una situazione politica complessa. La sua città era, nonostante le vicende storiche e politiche, luogo di cultura, grazie alla presenza delle importanti istituzioni religiose presso le quali il giovane Delija ha compiuto i primi studi, conoscendo l’intensità̀ della spiritualità̀ francescana, ma anche l’essenza della cultura albanese, valori che non ha abbandonato mai nel tortuoso percorso della sua esistenza.
All’arrivo in Italia, negli anni Cinquanta del Novecento, la sua pittura si era caricata di religiosità̀ e umanità̀ che ha portato con sé da Roma, dove si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti, ad Antrodoco, al tempo solo un piccolo borgo in provincia di Rieti, lontano dal rumore, nel quale ha deciso dunque di trascorrere tutta la sua vita.
La fede cattolica è stata per Lin Delija elemento di costruzione identitaria della sua storia personale ed ha saputo essere un grande interprete della pittura sacra, distinguendosi totalmente dal panorama contemporaneo, nel quale tale tema è quasi del tutto assente.
Nelle opere dedicate agli ultimi istanti della vita di Cristo, Lin Delija costruisce una pittura intensa e profondamente umana, in cui la dimensione sacra si intreccia alla fragilità dell’esistenza.
La ricerca dell’artista supera la rappresentazione religiosa per farsi indagine sulla condizione umana, dove la pittura assume una funzione quasi salvifica, un “antidoto alla sofferenza” attraverso la forza emotiva e spirituale dell’arte. Ne emerge una riflessione sul dolore e sulla possibilità di redenzione, che assume un valore quasi terapeutico.
Accanto a questo nucleo saranno esposte due opere in prestito dalla collezione privata Nicoletti dedicate alla figura della Maddalena, soggetto centrale nella poetica di Lin Delija. Lontana dallo stereotipo di icona penitente, la Maddalena emerge come figura contemporanea e intensa, simbolo di trasformazione, dolore e rinascita.
Particolarmente significativa è Maddalena al sepolcro, concessa in prestito dall’Associazione Lin Delija di Antrodoco e destinata a futura donazione al museo. L’opera traduce il tema dell’attesa della Resurrezione in una pittura vibrante, dove la figura femminile diventa segno di perseveranza e speranza. Sospesa tra materia e spiritualità, la pittura di Lin Delija restituisce tutta la complessità emotiva e morale della sua ricerca artistica, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva capace di parlare con sorprendente attualità.
L’esposizione rappresenta il primo appuntamento di un più ampio percorso di valorizzazione di Palazzo Scanderbeg, destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per iniziative culturali e artistiche nel centro storico della Città Eterna.
Palazzo Scanderbeg
Affacciato sulla storica Piazza Scanderbeg, nel cuore del rione Trevi e a pochi passi dalla Fontana di Trevi e dal Quirinale, Palazzo Scanderbeg custodisce una delle atmosfere più autentiche e riservate del centro di Roma. Risalente al XV secolo, il palazzo divenne la residenza romana di Scanderbeg nel 1466 e fu oggetto di un primo importante intervento di ristrutturazione nel 1843, come testimonia ancora oggi l’iscrizione scolpita sopra l’imponente portone d’ingresso.
Oggi reinterpretato come indirizzo di ospitalità contemporanea, il palazzo è il risultato di un accurato restauro conservativo che ne ha preservato il carattere originario, valorizzandone proporzioni, dettagli architettonici e memoria storica. Distribuito su sei livelli fuori terra e un piano seminterrato, l’edificio ospita undici eleganti appartamenti e due spazi commerciali, in un equilibrio misurato tra eleganza senza tempo e sensibilità progettuale contemporanea.
Grazie alla sua posizione straordinaria e al valore storico e architettonico che lo contraddistingue, Palazzo Scanderbeg rappresenta oggi una presenza unica nel panorama dell’ospitalità romana.
Foto: PALAZZOSCANDERBEG.COM











