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Alemanno, diario di cella 52: Pasqua senza abbacchio e Rebibbia, senza direttore

10/04/26 - 19:17

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 6 aprile 2026 – 459° giorno di carcere.
La ferale notizia arriva il sabato di Vigilia: le porzioni di abbacchio che erano state ordinate e pagate in anticipo dalle varie celle non saranno consegnate.

Dovete sapere che è tradizione che le persone detenute possano ordinare, pagando di tasca propria, delle porzioni di abbacchio crudo da cucinare, come da tradizione, nel giorno di Pasqua. Un modo di “evadere” (è il caso di dirlo) dal triste vitto che viene distribuito gratuitamente nelle celle e di sentirsi un po’ a casa. Alla vigilia arrivano queste porzioni, che il giorno dopo ogni cella si cucina usando i fornelli camping gas e delle coperture in carta stagnola per produrre l’effetto forno, con risultati culinari di tutto rispetto.
Quest’anno niente. Perché? Non si sa esattamente. C’è chi favoleggia che l’abbacchio sia stato vietato, con le nuove norme di sicurezza, perché contiene delle ossa che possono essere trasformati in rudimentali armi da taglio. Ma questo ritorno alla Preistoria ci sembra francamente troppo anche per le carceri italiane. Più probabile appare la versione secondo cui la ditta fornitrice non sia riuscita a trovare sul mercato di Roma una fornitura così ingente in un periodo di grande richiesta di questo prodotto come le festività pasquali (ma poteva pensarci prima a fare l’ordine).
Sta di fatto che non solo non è arrivato l’abbacchio, ma molte celle, che non avevano comprato altro cibo facendo conto su questa fornitura, hanno dovuto consumare proprio a Pasqua quello che “passa il carrello”, cioè quello che viene distribuito dall’amministrazione carceraria. Diciamo che hanno continuato la Quaresima oltre la Resurrezione di Cristo…
Ma chi sono questi “scienziati” che non riescono neanche a comprare una fornitura d’abbacchio per tutto il carcere? La famosa “Società Ventura” vincitrice dell’appalto per il vitto e il sopravvitto nelle Casa di Reclusione e nelle Case Circondariali di Rebibbia (come in quasi tutte le carceri del Lazio).
Perché famosa? Leggiamo sul Corriere della Sera del 13/12/2025: “A processo i vertici della Ventura che avrebbero frodato il ministero della Giustizia con il vitto nelle carceri laziali. (…) In sintesi la ditta, tuttora fornitrice delle mense carcerarie, avrebbe fornito alle persone detenute degli scarti. Un’ispezione a sorpresa dei finanzieri aveva rintracciato latte annacquato, carne di scarto, caffè con i fondi, verdure guaste e altro cibo non più commestibile in cucina. In questo modo si spingevano le persone detenute ad approvvigionarsi allo spaccio interno a prezzi di mercato (i cui titolari erano sempre i Ventura).”

La vicenda in realtà comincia molto prima, perché la Corte dei Conti del Lazio con Deliberazione n. 102/2021/PREV del 7 settembre 2021 aveva contestato il metodo di assegnare alla stessa ditta sia l’appalto del vitto che la concessione del sopravvitto, proprio perché in questo modo si apriva la porta alla truffa di distribuire un vitto pessimo per spingere le persone detenute ad acquistare altro cibo attraverso il sopravvitto.
Nonostante tutte queste vicende aperte nulla è stato fatto né a livello del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, né a livello di Direzione del carcere, per mettere in mora questa Ditta fornitrice che, come abbiamo visto anche per questa vicenda dell’abbacchio pasquale, ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo.
E qui passiamo ad un altro problema, perché la Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso è da tempo “nave senza nocchier in gran tempesta”. Dovete sapere che questo carcere, uno dei più grandi d’Italia con più di 1.600 persone detenute, non ha un Direttore nel pieno delle sue funzioni quasi un anno. In quella data la Direttrice dott.ssa Teresa Mascolo è stata assegnata al Centro di raccolta per immigrati di Gjader in Albania (si, quello noto alle cronache) e al suo posto, ma solo come Direttrice temporanea facente funzione, è arrivata la dott.ssa Maria Donata Iannantuono. Questa sostituzione doveva durare solo sei mesi, ma siamo arrivati ad aprile e ancora la dott.ssa Mascolo non ha riassunto le sue funzioni, mentre la dott.ssa Iannantuono è stata assegnata alla Direzione della Casa di Reclusione, il “Penale” di Rebibbia.
Come sia possibile che un carcere di questa importanza, il più grande della Capitale, con oltre il 160% di sovraffollamento e che ha dovuto supplire al crollo che si è verificato a Regina Coeli, venga lasciato per 10 mesi in queste condizioni di incertezza è francamente un mistero a cui è difficile dare risposta.
In attesa che venga nominato il nuovo Sottosegretario con delega al DAP al posto del dimissionario Andrea Delmastro, ci permettiamo di rivolgerci al nuovo Capo di Gabinetto del Ministro Nordio, dott. Antonio Mura. Signor Capo di Gabinetto, non crede che il principale carcere della Capitale dovrebbe avere un’attenzione un po’ superiore a quella che gli è stata finora riservata?
Grazie. Non è solo una questione d’abbacchio.

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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