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Gianni Alemanno, diario di cella 38: “Natale in cella, più solidarietà qui, che nei quartieri della città”

30/12/25 - 12:53

DIARIO DI CELLA 38.
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 361° giorno di carcere.
Chi non ha mai avuto direttamente a che fare con il carcere si domanderà: come passano il Natale in gabbia questi “pericolosi soggetti” che sono le persone detenute?
In questo mondo di gabbie, nel periodo natalizio c’è più unione, solidarietà e condivisione che in molti quartieri delle città: ognuno che ha possibilità aiuta chi ha bisogno.

L’abbandono civile, il sovraffollamento, la condizione di queste persone recluse, a Natale vengono colmate solo con l’aiuto di altri reclusi che si fanno coraggio a vicenda per non cadere nel baratro della depressione.
La vita in cella non è mai uguale per tutti, ma nel periodo natalizio si cerca di superare queste differenze perché è festa per tutti. Le nostre sezioni sono come dei vicinati, dove c’è chi dona il panettone, il pandoro, il torrone o dei dolci preparati in cella con forni rudimentali costruiti con la carta stagnola. La cella a Natale si trasforma in un concatenamento caotico in cui ognuno vuole mettere a disposizione la propria maestria.
Il sovraffollamento fa pesare anche la semplice organizzazione della cena natalizia, visto che viene data la possibilità di restare insieme per cenare nelle celle multiple solo a 8 persone (2 in più rispetto ai 6 normali “cellanti”) e sino alle ore 22.

L’organizzazione è meticolosa, perché le tradizioni sono importanti anche e soprattutto per chi è in carcere. Il menù è quello composto con ciò che viene portato dai nostri familiari ai colloqui (20 kg al mese tra mangiare e vestiti) e quello che, chi può, compra come sopravvitto. I tavoli sono adornati al meglio con tovaglie di carta rossa, le bevande sono tutte obbligatoriamente analcoliche, tanta frutta secca e alla fine la follia di un panettone, un pandoro o un torrone. Ci sono anche celle che organizzano tombolate o giochi a carte con la scommessa di un caffè o di un turno di pulizie in cella. Anche chi rimane chiuso nella sua cella singola (magari perché è in isolamento) viene raggiunto da qualcuno che gli porta una pietanza come segno di condivisione e speranza.

C’è anche qualche associazione che porta doni: quest’anno sono passati i volontari di Sant’Egidio che hanno regalato a tutti una busta con dentro un paio di calze, una felpa, un bagno schiuma, una tavoletta di cioccolata e un mini pandoro. La mattina di Natale sono venuti a fare visita al braccio anche il Ministro dello Sport, Andrea Abodi (che ha promesso il suo interessamento per rimettere a posto i nostri dissestati campi sportivi, sostenendo un’iniziativa già avviata dall’Ente di promozione sportiva ASI) e i volontari di Nessuno tocchi Caino guidati dall’instancabile Rita Bernardini e dall’ormai immancabile Massimo Arlechino.

Vi è la possibilità di poter telefonare ai familiari per fare gli auguri, visto che il centralino telefonico in via eccezionale rimane aperto anche i giorni festivi. È chiaro che non può essere lo stesso Natale festeggiato con i propri cari, anche se sono sempre vicino a noi con il pensiero, e si spera sempre che il prossimo sarà in famiglia, magari attraverso un permesso premio (che il Tribunale di sorveglianza di Roma continua a concedere con il contagocce). La giustizia intesa come vendetta è quella che, oltre a privarti della libertà, ti tiene lontano dagli affetti in un periodo dove tutte le famiglie sono unite. Il carcere è la massima espressione di come si può dividere invece che unire.

Più che mai, nelle feste natalizie la persona detenuta è come un’ombra della società: nonostante la gravità di quanto avviene qua dentro, c’è un silenzio assordante imposto dal potere, che noi cerchiamo di rompere con questi Diari di cella, raccontandovi la cruda realtà.

Natale in carcere non può essere solitudine, deve essere ascolto, speranza e luce, la stessa che noi, con l’aiuto dei nostri cappellani e dei volontari, cerchiamo di trasmettere anche in questi luoghi di sofferenza.

Un abbraccio, un ringraziamento e un augurio a tutti coloro che ci seguono attraverso questi Diari e con il cuore sono vicini a noi e a tutte le persone detenute.
Coltivate la speranza, come proviamo a fare anche noi.

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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