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Leone XIV a San Paolo fuori le Mura: coltivare e diffondere la carità

21/05/25 - 08:53

Il Papa ha visitato ieri pomeriggio la Basilica di San Paolo fuori le Mura dedicata all’Apostolo delle Genti, nel quartiere Ostiense, e si è fermato in preghiera davanti al sepolcro. Nell’omelia il richiamo ai temi fondamentali del messaggio paolino: grazia, fede e giustizia. La salvezza non viene per incanto, ma per un mistero di amore preveniente da Dio e di adesione libera da parte dell’uomo, spiega il Pontefice che invita a tutti a rispondere come Saulo alla chiamata del Signore che trasforma la vita.

Un’umanità in “missione”, sulle orme di San Paolo. Ciascuno con la propria vocazione, sbocciata, però, da un’unica radice, “semplice e unica”: un “progetto d’amore” divino. L’orizzonte è quello della “salvezza”, che non giunge per magia o “incanto”, ma attraverso un’adesione “fiduciosa e libera”, da parte di ogni individuo. È questa l’immagine che Papa Leone XIV ha offerto nel cuore della celebrazione da lui presieduta nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura.

All’ingresso nel piazzale della Basilica lo ha accolto un lungo applauso, un’onda di attesa dei fedeli (al termine della celebrazione se ne conteranno 2000) che già dalle prime ore del pomeriggio si sono assiepati dietro le transenne apposte. Nelle prime file spiccano alcuni striscioni, il più vasto è di un gruppo proveniente dal comune ligure di Murialdo, in provincia di Savona. Si intravede una bandiera della Slovacchia e una della squadra di calcio della Roma. “Ci potrebbero mettere lui, al posto di Ranieri”, scherza un tifoso, facendo riferimento all’attuale allenatore dei giallorossi, che lascerà la squadra a fine stagione.

Leone XIV risponde con il linguaggio semplice della benedizione: gesti e sorrisi che restituiscono luce. Ad attenderlo, l’abate benedettino dom Donato Ogliari e il cardinale arciprete James Michael Harvey. Con la stola indossata sulla mozzetta e il rocchetto, Leone XIV chiude la processione. Il passo è solenne, le voci della Cappella Sistina si innalzano in armonia. Davanti a lui, i monaci benedettini, custodi secolari della Basilica. Varcata la Porta Santa, il corteo avanza nella sua ombra dorata fino all’abside. Le ultime file di fedeli rompono il protocollo con applausi e ovazioni, alle quali il Papa risponde con continue benedizioni.

Dopo i riti introduttivi della celebrazione e la proclamazione di un passaggio dalla Lettera di San Paolo ai Romani, il Papa prende la parola e disegna un trittico: grazia, fede, giustizia. I tre pilastri dell’annuncio paolino. La vocazione, spiega, nasce dall’incontro con Cristo, da quell’amore “con cui Dio lo ha preceduto”, capace di ridisegnare la traiettoria di una vita, quando san Paolo “era ancora lontano dal Vangelo e perseguitava la Chiesa”. L’esperienza di conversione, evidenzia Leone XIV, lo accomuna a Sant’Agostino, che, parlando della sua chiamata, ricordava: “Cosa potremo noi scegliere, se prima non siamo stati scelti noi stessi? In effetti, se non siamo stati prima amati, non possiamo nemmeno amare”.

Nella visione del Pontefice, San Paolo è anche fulgido esempio di “obbedienza della fede”. La sua conversione sulla via di Damasco non fu rinuncia, ma alba della “possibilità di una scelta”, che si fa obbedienza attraverso “fatica”, “lotte interiori ed esteriori”. Prima dell’omelia, al cospetto del sepolcro dell’”Apostolo delle genti”, la celebrazione prende forma nella preghiera e nel raccoglimento. La tomba, mai dischiusa, custodisce ancora il mistero del corpo del santo originario di Tarso. Come già spiegato ai media vaticani da padre Lodovico Torrisi, maestro dei novizi dell’abbazia di San Paolo Fuori le Mura, “le vibrazioni necessarie a sollevare il coperchio, il contatto con la luce e l’ossigeno, potrebbero distruggere ciò che resta di lui”. Una lastra di marmo, incisa con le parole Paulo Apostolo Mart., veglia sul tempo e sulla fede. Dopo un momento di preghiera di fronte al sepolcro, accompagnato dall’antico inno Ianitor Caeli, il Pontefice invita i presenti a contemplare la “fede”, che, ci ricorda Paolo, nasce “dall’ascolto”.Terminata l’omelia, Leone XIV rende omaggio, inginocchiato in silenzio, al Trophaeum dell’Apostolo delle Genti, per poi incensarlo, accompagnato dall’antifona Egregie doctor Paule. A conclusione della celebrazione, infine, l’intonazione corale del Padre Nostro e la Benedizione Apostolica, che si leva come un respiro sopra le navate, nel crepuscolo ormai prossimo. All’uscita, sono numerosi i fedeli assiepati davanti alle transenne, che con urla e canti mariani, salutano il Papa mentre lascia la Basilica.

 

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