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Telefonata in vista del Natale tra Papa Francesco e Joe Biden

20/12/24 - 10:32

In vista della conclusione del suo mandato a gennaio, c’è stata una telefonata ieri sera tra il presidente statunitense uscente Joe Biden e Papa Francesco.  Con il leader democratico il Papa ha discusso degli “sforzi per promuovere la pace nel mondo durante le festività natalizie”. A dare notizia del colloquio è una nota della Casa Bianca, in cui si legge che Biden “ha ringraziato il Papa per il suo continuo impegno nell’alleviare le sofferenze globali, compreso il suo lavoro per promuovere i diritti umani e proteggere le libertà religiose”. Il presidente, sottolinea ancora la nota, “ha anche gentilmente accettato l’invito di Sua Santità Papa Francesco a visitare il Vaticano il mese prossimo”. E dunque la visita sarà l’ultima prima di lasciare la Casa Bianca il 20 gennaio prossimo, quando il successore Donald Trump presterà giuramento come nuovo presidente eletto degli Usa.

Uno dei temi che stanno particolarmente a cuore al Papa, come riportato da Vatican News,  è quello dei detenuti che negli Stati Uniti sono nel corridoio della morte. Una questione da sempre cara a Jorge Mario Bergoglio che nel 2018 ha cambiato il numero 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica per ribadire l’inammissibilità della pena di morte, sempre e comunque, perché – spiegava – la dignità umana non viene meno nemmeno quando una persona commette un grave crimine.

Nell’Angelus dell’Immacolata, lo scorso 8 dicembre, si è rivolto a tutti i fedeli presenti in Piazza San Pietro e collegati in streaming chiedendo di “pregare per i detenuti che negli Stati Uniti sono nel corridoio della morte… Preghiamo – ha detto – perché la loro pena sia commutata, cambiata. Pensiamo a questi fratelli e sorelle nostri e chiediamo al Signore la grazia di salvarli dalla morte”.

Alle parole del Papa è seguito l’immediato appello della Conferenza Episcopale statunitense rivolto a tutti i cattolici degli Usa, affinché chiedano al presidente uscente Biden di commutare in ergastolo le condanne a morte di quaranta persone attualmente detenute nel braccio della morte delle carceri federali.

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