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Papa Francesco è arrivato in Papua Nuova Guinea, in centinaia per dargli il benvenuto

06/09/24 - 18:41

L’aereo, un A330 della Garuda Indonesia, su cui viaggiava Papa Francesco è atterrato al Jacksons International Airport alle 19.06, ora locale. Il Pontefice arriva in questa terra difficile e povera trent’anni dopo il suo predecessore Giovanni Paolo II, che sbarcò in terra oceanica nel 1995.

Venti colpi di cannone hanno reso onore all’arrivo del Pontefice argentino, per la prima volta in Oceania, salutato dal vice primo ministro John Rosso, e dall’arcivescovo di Port Moresby, cardinale John Ribat, e da due bambini in abito tribale, con grandi piume e gonne di paglia, che ai piedi della scaletta del velivolo gli hanno consegnato dei fiori. La cerimonia è stata breve e sobria: gli inni, il picchetto militare, il saluto delle reciproche delegazioni. Poi il Papa si è diretto in macchina nella Nunziatura Apostolica, presso la Lolorua Street, accanto al sobborgo di Korobosea, area prevalentemente residenziale, che sarà il suo luogo di residenza in questi giorni papuani.

Già uscendo dal piazzale dell’aeroporto si vedevano nutriti gruppi di bambini in abiti tipici sostare lungo le strade puntellate da piante tropicali. Forse avevano preparato qualche esibizione ma il ritardo generale non l’ha consentito. In pochi si aspettavano però l’enorme massa di fedeli scesi sui marciapiedi o in piedi su macchine e camionette venuti a salutare il passaggio del Papa. Difficile da quantificarli: centinaia di migliaia, quasi – forse – la metà dei 325 mila abitanti. Uno spettacolo reso ancora più impressionante dal contrasto tra il buio, simbolo di quella povertà che attanaglia la capitale (quasi paragonabile a una bidonville di Haiti o dell’Africa se non fosse per i pochi grattacieli, hotel e centri commerciali del centro), e i lumini a forma di candela bianca che tutti tenevano in mano.

Tantissimi erano bambini. Erano di ogni età e altezza, scalzi o in infradito, con le magliette lunghe con stampato il volto del Papa. Numerose anche le donne: cantavano al passaggio dell’auto bianca o sventolavano striscioni e foto. Alcune di queste riportavano l’immagine di volti in bianco e nero, forse vittime delle violenze, specie quelle tribali, che hanno lacerato il Paese anche di recente. Due cartelloni spiccavano in particolare tra le luci flebili delle candele: uno in inglese con la scritta So far from Rome, yet close to help, “Così lontano da Roma, così vicino per aiutare” e un altro di benvenuto al Papa che recitava in stampatello Cristo viene tra noi.

Ad aprire la giornata di domani sarà la visita di cortesia del Pontefice al governatore generale presso la Government House, seguita dall’incontro con le autorità, società civile e corpo diplomatico nell’Apec Haus. Nella stessa giornata di domani, il Papa vedrà, presso la Caritas Technical Secondary School, i bambini di Street Ministry, organizzazione che si occupa di minori svantaggiati, e i bimbi di Callan Services, rete che si occupa di persone, adulti e bambini, con disabilità. A chiudere il primo giorno di viaggio, infine, l’appuntamento presso il Santuario di Maria Ausiliatrice, con i vescovi della Papua e delle Isole Salomone, insieme a sacerdoti, diaconi, consacrati, seminaristi, catechisti. La tappa nel Paese prevede anche una visita del Pontefice nella piccola città di Vanimo, vicino al confine con l’Indonesia, dove Jorge Mario Bergoglio ritroverà il suo vecchio amico argentino padre Martin Prado, 35 anni, da dieci in Papua Nuova Guinea dove assiste le comunità dei villaggi anche più sperduti.

 

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