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Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro, il Papa: “Pasqua è speranza oltre l’egoismo”

31/03/24 - 09:51

Papa Francesco, come annunciato, presiede la veglia pasquale, nella Basilica di San Pietro. Sono le sue parole, ad annunciare la resurrezione di fronte ai seimila fedeli presenti: “Ecco la Pasqua di Cristo, ecco la forza di Dio: la vittoria della vita sulla morte, il trionfo della luce sulle tenebre, la rinascita della speranza dentro le macerie del fallimento. È il Signore, il Dio dell’impossibile che, per sempre, ha rotolato via la pietra e ha cominciato ad aprire i nostri cuori, perché la speranza non abbia fine. Verso di Lui, allora, anche noi dobbiamo alzare lo sguardo”.

E poi le donne che arrivano al sepolcro e lo trovano scoperchiato: “A volte sentiamo che una pietra tombale è stata pesantemente poggiata all’ingresso del nostro cuore, soffocando la vita, spegnando la fiducia, imprigionandoci nel sepolcro delle paure e delle amarezze, bloccando la via verso la gioia e la speranza. Sono “macigni della morte” e li incontriamo, lungo il cammino, in tutte quelle esperienze e situazioni che ci rubano l’entusiasmo e la forza di andare avanti”.

Il Papa le elenca “quelle esperienze e situazioni” che rabbuiano l’anima, sono le “sofferenze che ci toccano”, le “morti delle persone care che lasciano in noi vuoti incolmabili”, i fallimenti e le paure “che ci impediscono di compiere quanto di buono abbiamo a cuore”, “le chiusure che frenano i nostri slanci di generosità e non ci permettono di aprirci all’amore”, i “muri di gomma dell’egoismo e dell’indifferenza, che respingono l’impegno a costruire città e società più giuste e a misura d’uomo.

Con Gesù “nessuna esperienza di fallimento e di dolore, per quanto ci ferisca, può avere l’ultima parola sul senso e sul destino della nostra vita”, afferma Francesco, e “nessuna sconfitta, nessuna sofferenza, nessuna morte potranno arrestare il nostro cammino verso la pienezza della vita”. Grazie al Risorto la storia ha “un senso che abbraccia ogni cosa”, chiarisce il Papa citando Karl Rahner, “che non è più contaminato da assurdità e oscurità” e “che noi chiamiamo Dio”.

Gesù è la nostra Pasqua, Lui è Colui che ci fa passare dal buio alla luce, che si è legato a noi per sempre e ci salva dai baratri del peccato e della morte, attirandoci nell’impeto luminoso del perdono e della vita eterna. Fratelli e sorelle, alziamo lo sguardo a Lui, accogliamo Gesù, Dio della vita, nelle nostre vite, rinnoviamogli oggi il nostro “sì” e nessun macigno potrà soffocarci il cuore, nessuna tomba potrà rinchiudere la gioia di vivere, nessun fallimento potrà relegarci nella disperazione.

Alzare lo sguardo a Lui, al Risorto: Francesco lo ripete più volte e invita a chiedere “che la potenza della sua risurrezione rotoli via i massi che ci opprimono l’anima”, nella certezza che “sul fondo oscuro delle nostre attese e delle nostre morti è già presente la vita eterna” portata da Cristo. Ed esorta, infine, a cantare la risurrezione di Gesù anche i “popoli spezzati dal male e percossi dall’ingiustizia.

Assieme agli oltre duecento concelebranti, fra cardinali, vescovi e sacerdoti, Francesco, prosegue la celebrazione con la liturgia battesimale e battezza otto catecumeni, quattro provenienti dall’Italia, una dall’Albania, uno dal Giappone e due dalla Repubblica di Corea. Sorride versando l’acqua sul loro capo e rendendoli così parte integrante della Chiesa di Cristo. I neobattezzati ricevono quindi la veste bianca e di seguito viene amministrata loro la confermazione.

Prima di lasciare la basilica vaticana Francesco percorre sulla sedia a rotelle la navata centrale, tra la gente festante che lo saluta, e raggiunge la cappella della Pietà, dove lo attendono gli otto neofedeli per una foto di gruppo e lo scambio degli auguri. Il Papa si intrattiene qualche minuto, poi, dopo aver attraversato nuovamente la navata centrale, accolto ancora da centinaia di persone assiepate alle transenne, si avvia verso un’uscita secondaria per raggiungere Santa Marta.

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