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Trapianto di cornea ad alto rischio al Bambino Gesù: salvato l’occhio di un giovane

05/08/26 - 08:56

Salvare la vista a un ragazzo di 20 anni con un cuore troppo fragile per sopportare un’anestesia generale standard. È la sfida affrontata e vinta dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che il 13 luglio scorso, nella sede di Palidoro, ha eseguito con successo un trapianto di cornea su un giovane paziente affetto da acidemia propionica, rara malattia metabolica ereditaria. Il ragazzo, già sottoposto in passato a un trapianto di fegato, soffriva anche di una grave cardiomiopatia dilatativa, condizione che rendeva l’anestesia generale particolarmente pericolosa.

A rendere l’intervento non rimandabile è stata un’ulcera corneale perforata, che senza un trattamento tempestivo avrebbe portato alla perdita irreversibile della vista, oltre a esporre il paziente al rischio di una grave infezione. Attendere ulteriormente avrebbe significato dover intervenire in piena emergenza, uno scenario ancora più pericoloso vista la compromissione della funzione cardiaca. Per questo motivo l’ospedale ha attivato una task force multidisciplinare composta da anestesisti, oculisti, cardiologi, cardiochirurghi, epatologi ed esperti di malattie metaboliche, chiamati a costruire insieme un percorso su misura per il giovane.

Se l’intervento chirurgico vero e proprio è durato meno di due ore, la fase decisiva si è consumata nelle 18 ore precedenti, dedicate interamente alla pianificazione. Gli specialisti hanno dovuto conciliare due esigenze in apparente contraddizione: da un lato il digiuno pre-anestesia, necessario di norma ma potenzialmente pericoloso per chi soffre di acidemia propionica, che rischia uno scompenso metabolico; dall’altro la cardiomiopatia dilatativa severa, che rende l’anestesia generale rischiosa perché i farmaci utilizzati possono abbassare la pressione in modo difficilmente tollerabile per un cuore già compromesso.

La soluzione è arrivata da un protocollo anestesiologico completamente ripensato: tempi di digiuno ridotti al minimo, una terapia metabolica sostitutiva concordata con gli specialisti delle malattie metaboliche, e un monitoraggio cardiologico continuo basato su valutazioni emodinamiche ed ecocardiografie ripetute.

“In un paziente con acidemia propionica, grave cardiomiopatia e una storia di trapianto di fegato, ogni dettaglio della gestione anestesiologica deve essere pianificato con estrema precisione”, racconta Daniela Perrotta, responsabile della Rianimazione e del Comparto Operatorio della sede di Palidoro, spiegando che la preparazione del ragazzo era iniziata già la sera precedente, con il coinvolgimento anche della Terapia intensiva cardiochirurgica per ogni eventuale necessità di supporto immediato.

A eseguire il trapianto, durato circa un’ora e 45 minuti, è stato Luca Buzzonetti, responsabile dell’Oculistica del Bambino Gesù, affiancato da 14 professionisti tra medici, infermieri e personale dedicato, con i cardiologi specializzati in scompenso sempre presenti accanto all’équipe chirurgica.

Le complicazioni non si sono limitate al quadro cardiologico: la cornea era perforata e aderiva per un’ampia porzione all’iride, che è stato necessario liberare con cautela per evitare sanguinamenti. A complicare ulteriormente le cose, un abbondante strato di fibrina copriva parte dell’iride e occludeva la pupilla, ed è stato rimosso per permettere il recupero della funzione visiva.

“La rapidità era un elemento decisivo, quindi era necessario contenere al massimo i tempi chirurgici, cosa non semplice in un caso così complesso”, spiega Buzzonetti, sottolineando come ogni fase sia stata concordata con anestesisti e cardiologi, prevedendo anche la possibilità di dover interrompere improvvisamente l’intervento in caso di emergenza cardiaca.

Per l’intera durata del percorso, dalla preparazione fino alla conclusione dell’intervento, il cuore del ragazzo è rimasto sotto stretto controllo. Rachele Adorisio, responsabile di Scompenso, Trapianto e Assistenza Meccanica Cardiocircolatoria del Bambino Gesù, spiega che l’anestesia generale rappresentava una controindicazione rilevante data la gravità della cardiomiopatia, ed è per questo che è stata predisposta una valutazione cardiologica completamente personalizzata, con monitoraggio invasivo ed ecocardiografia costanti.

L’intervento si è concluso senza alcuna complicanza. Il giovane ha tollerato bene l’anestesia generale e, dopo il risveglio, ha trascorso una sola notte in terapia intensiva cardiochirurgica per un monitoraggio precauzionale, prima di essere trasferito nel reparto di Malattie Metaboliche, dove il decorso post-operatorio è proseguito regolarmente. Oggi il paziente è stato dimesso, con condizioni generali definite buone dai medici.

Secondo il Bambino Gesù, il caso dimostra come la gestione multidisciplinare, la personalizzazione del percorso assistenziale e una pianificazione estremamente accurata possano rendere possibile affrontare con successo interventi considerati ad altissimo rischio, anche in presenza di patologie rare e quadri clinici particolarmente complessi.

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