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L’arrivo in ritardo in Vaticano di Zelensky. Poi 35 minuti di colloquio con il Santo Padre

11/10/24 - 14:49

Il presidente ucraino è arrivato in leggero ritardo in Vaticano scortato da un lungo cordone in una Roma blindata. Oltre mezz’ora il dialogo privato con il Pontefice, poi i colloqui in Segreteria di Stato sulla situazione umanitaria, le vie per una pace giusta e stabile, questioni relative alla vita religiosa nel Paese. Così riporta Vatican News.

Per la terza volta questa mattina, intorno alle 9.45, con un leggero ritardo rispetto al programma, il leader di Kyiv ha varcato la soglia del Palazzo Apostolico. In Vaticano Volodymyr Zelensky è arrivato dopo il premier spagnolo Pedro Sanchez, scortato da un lunghissimo cordone di auto che ha attraversato Via della Conciliazione e Piazza Pio XII entrambe transennate e blindatissime, tra polizia e carabinieri che questa mattina avevano svolto una bonifica anti-terrorismo in tutta la zona. Nessun contrassegno come stemmi o bandiere sull’auto del presidente ucraino che, attraversata Piazza San Pietro e l’Arco delle Campane, è arrivata alle 9.40 nel Cortile di San Damaso. Ad accogliere il presidente, il reggente della Casa Pontificia, monsignor Leonardo Sapienza e i Gentiluomini di Sua Santità. In tenuta militare, con una polo verde con il tryzub (in ucraino Тризуб), il tridente bizantino stemma dei principi della Rus’ di Kiev e ora simbolo del Paese, Zelensky è quindi salito nella Sala della Biblioteca del Palazzo Apostolico dove lo attendeva Francesco. Stretta di mano, qualche battuta iniziale, poi il colloquio a porte chiuse di oltre mezz’ora, fino alle 10.20.

L’orrore di Bucha visto con gli occhi di Marichka, una bambina davanti alla quale i soldati russi hanno torturato e ucciso padre, madre e nonna. Il massacro di due anni fa di oltre 630 civili nella cittadina a pochi km a nord di Kyiv – quello per cui le autorità ucraine hanno chiesto indagini approfondite alla Corte penale internazionale – è emerso attraverso il dono di un quadro nell’udienza di questa mattina, 11 ottobre, di Papa Francesco a Volodymyr Zelensky, insieme alla questione della prigionia di tanti ucraini in Russia e in particolare dei giornalisti. Una emergenza, quest’ultima, per la quale il presidente Zelensky ha chiesto al Papa di facilitare il ritorno in patria di tutti i reporter imprigionati, alla luce anche della morte della freelance 27 enne Viktoria Roshchina due giorni fa, in una prigione russa, in circostanze non ancora chiarite.

Il Papa ha consegnato una scultura in bronzo con la scritta “La pace è un fiore fragile”, insieme al Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2024 dedicato alla intelligenza artificiale che rischia di acuire “la follia della guerra”. Poi i volumi dei documenti papali, il libro sulla Statio Orbis del 27 marzo 2020, a cura della Libreria Editrice Vaticana, e il volume, edito sempre da LEV “Perseguitati per la verità, i greco-cattolici ucraini dietro la cortina di ferro”. Si tratta di un album fotografico a colori, frutto di un progetto di ricerca dell’Istituto di Storia della Chiesa dell’Università Cattolica Ucraina sulla vita clandestina della Chiesa greco-cattolica ucraina, per documentare l’eredità dei martiri e dei confessori della fede. Quelli famosi, quelli meno conosciuti, quelli senza nome. Dal presidente, invece, in dono il già citato dipinto che il Papa ha accolto con un commento addolorato per tutti i piccoli che, a causa della guerra, “hanno perso il sorriso”.

 

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