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Tor Bella Monaca, non fu suicidio: resta in carcere il compagno di Dafne Rebaudo

04/08/26 - 10:43

Non un suicidio, ma un femminicidio brutale, consumato con un volo dal nono piano di un palazzo. È questa la ricostruzione che ha portato il Gip di Roma a disporre la custodia cautelare in carcere per Mohamed Trabelsi, il 41enne tunisino accusato di aver ucciso la compagna Dafne Rebaudo, trentenne trovata morta lo scorso 13 luglio a Tor Bella Monaca. La decisione è arrivata ieri, 3 agosto, al termine dell’udienza di convalida del fermo, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal legame sentimentale con la vittima.

Davanti al giudice, l’uomo – assistito dall’avvocata Camila Belen Pennacchi – si è dichiarato innocente, respingendo ogni accusa. A pesare contro di lui, tuttavia, è un quadro indiziario ritenuto solido dagli inquirenti, frutto delle indagini condotte dagli agenti del Distretto Casilino sotto il coordinamento dei procuratori aggiunti Maurizio Arcuri e Giuseppe Cascini e dei pm Saverio Francesco Musolino e Antonio Verdi.

A far crollare fin da subito l’ipotesi del gesto volontario sono stati i primi accertamenti medico-legali. Il corpo di Dafne è stato trovato in strada, al civico 52 di via dell’Archeologia, a sei metri di distanza dalla verticale dell’edificio: un volo di 27 metri la cui traiettoria, secondo gli esperti, è compatibile con una spinta violenta più che con una caduta accidentale. Nei prossimi giorni la Procura disporrà una perizia cinematica per ricostruire con precisione la dinamica. Al momento, a causa dei gravi traumi riportati nell’impatto, non è possibile stabilire se la ragazza avesse subito violenze prima di precipitare.

Trabelsi, già sottoposto a un obbligo di firma per precedenti legati alla droga, aveva raccontato agli investigatori di non trovarsi nel palazzo al momento della tragedia, sostenendo di essere rientrato solo intorno alle 5 del mattino. Una versione però smentita dalle immagini delle telecamere di sicurezza dell’edificio. I filmati mostrano Dafne salire sul terrazzo condominiale con una borsa e il proprio cane; negli stessi minuti, Trabelsi viene ripreso più volte mentre va avanti e indietro tra la terrazza e l’appartamento al quinto piano, dove la coppia viveva insieme da alcuni mesi. Tra le 4:45 e le 4:48, le telecamere lo riprendono mentre scende rapidamente le scale, con la borsa della ragazza in mano e trascinando al guinzaglio il cane di Dafne, che oppone una visibile resistenza.

La vittima è stata identificata solo giorni dopo il ritrovamento del corpo, quando gli agenti sono riusciti a fare irruzione nell’appartamento al quinto piano, trasformato da tempo in una piazza di spaccio e luogo di ritrovo per tossicodipendenti. All’interno sono stati recuperati la ricevuta di un taxi pagato da Dafne e il suo cellulare, un Motorola viola. È proprio dall’analisi dello smartphone che gli inquirenti sperano di ricavare indicazioni sul movente, che potrebbe essere legato al contesto dello spaccio e della dipendenza, oppure alla volontà della ragazza di interrompere la relazione.

A non avere dubbi sulla dinamica dei fatti è la madre di Dafne, Laura, che continua a ribadire la propria versione: la mattina in cui è stata trovata morta, la figlia aveva un appuntamento in banca, di cui avevano parlato poche ore prima per sbrigare alcune pratiche – una circostanza che, secondo la donna, mal si concilia con l’idea di un gesto volontario. Proprio a lei sarebbe stato indirizzato l’ultimo messaggio vocale di Dafne, in cui la ragazza appariva serena.

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