È stato rilasciato il 41enne italiano che nell’ultima settimana ha creato il panico nel quartiere Montagnola. Dopo diverse aggressioni denunciate da dipendenti di varie attività commerciali e da residenti della zona, l’uomo è stato nuovamente avvistato in via di Grotta Perfetta, diretto verso un punto scommesse. Dopo un inseguimento, è stato fermato in via Fonte Buono. Indossava un casco, un sombrero e pantaloni macchiati, e aveva con sé due pistole giocattolo.
Un consistente dispiegamento di carabinieri e polizia è rimasto per una mezz’ora fuori dal bar in cui l’uomo si era fermato, per tenerlo sotto controllo. Dopo l’intervento di un’ambulanza per verificarne lo stato psichico, il 41enne è stato però rilasciato: nonostante le richieste d’aiuto dei cittadini nei giorni precedenti, le forze dell’ordine non hanno potuto procedere con l’arresto in assenza di flagranza di reato.
Montagnola continua così a vivere in un clima di paura: le attività commerciali chiudono in anticipo e i cittadini si sono imposti una sorta di coprifuoco volontario. “È un problema sociale, perché se togliamo la forza lavoro e le entrate alle piccole attività, cosa rimane?”, ha commentato con amarezza Giuseppe Bassanelli, titolare della gelateria I Mannari.
Poche ore dopo il primo fermo, l’uomo è stato bloccato di nuovo in via Fonte Buono, questa volta dai Carabinieri, chiamati dagli abitanti mentre minacciava di morte altri passanti. I militari, intervenuti insieme ai sanitari del 118, sono riusciti a tranquillizzarlo, ma anche in questo caso non è stato possibile adottare un provvedimento che tutelasse contemporaneamente l’uomo – che soffrirebbe di evidenti problemi psicologici – e i cittadini, messi ripetutamente in pericolo dai suoi atteggiamenti.
“I militari e i sanitari hanno parlato con lui finché non si è calmato”, ha raccontato un testimone presente sul posto, riferendo della presenza di dieci carabinieri e due ambulanze rimasti sul posto per circa un’ora, prima che l’uomo si allontanasse di nuovo liberamente.
Tra i residenti, il sentimento prevalente è la preoccupazione per l’incolumità propria e altrui: “Non è possibile che lo tengano un giorno o due e poi lo rimettano in libertà e lui ricominci a girare con coltelli e tirapugni, minacciando negozianti, clienti e passanti”, ha dichiarato una commerciante della zona, chiedendosi se si debba attendere una tragedia prima di intervenire.
Non manca però chi invita a guardare alla vicenda anche da un’altra prospettiva, sottolineando la fragilità psichica dell’uomo e la necessità di un percorso di cura in una struttura specializzata, piuttosto che un approccio puramente repressivo.
La maggior parte dei residenti, tuttavia, chiede prima di tutto che venga garantita la sicurezza del quartiere, sottolineando come le attività commerciali non possano continuare a subire un danno economico dovuto alle chiusure anticipate, né i cittadini essere costretti a rinunciare a uscire per paura di essere aggrediti.










