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Ladispoli, locale di cibo da asporto con 7 dipendenti in nero: maxi sanzione della Finanza

05/08/26 - 08:14

Tutti i dipendenti risultati irregolari: è quanto hanno accertato i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma durante un controllo effettuato presso un esercizio di vicinato di Ladispoli, specializzato nella vendita di cibi da asporto. L’intervento rientra nei servizi di controllo economico del territorio finalizzati al contrasto del lavoro sommerso e alla tutela della legislazione sociale.

Il controllo dei militari

A condurre l’ispezione sono stati i militari della Compagnia di Ladispoli, che hanno passato al setaccio la posizione lavorativa di tutti i sette dipendenti trovati al lavoro nella struttura, impegnati nella preparazione delle vivande. Il risultato dei controlli non ha lasciato dubbi: l’intera forza lavoro presente nel locale è risultata irregolare.

Le violazioni scoperte

Dai riscontri documentali è emerso che due dei lavoratori erano impiegati del tutto “in nero”, privi cioè della comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro prevista dalla legge. Per gli altri cinque dipendenti, invece, gli accertamenti hanno rivelato che gli stipendi venivano corrisposti in contanti, con strumenti di pagamento non tracciabili, oltre a una tenuta irregolare del Libro Unico del Lavoro (LUL).

Non solo: gli approfondimenti di natura fiscale hanno fatto emergere anche la mancata applicazione delle ritenute previdenziali e assistenziali su alcuni dipendenti, oltre a casi di ritenute effettivamente trattenute ma mai versate all’Erario.

Le sanzioni

Di fronte a un quadro di irregolarità così ampio, sia sul fronte giuslavoristico che su quello fiscale, i finanzieri hanno redatto a carico dell’impresa un verbale unico di accertamento e notificazione, con sanzioni pecuniarie che nel complesso superano i 23.000 euro. Tra le voci principali del provvedimento figurano la maxisanzione per l’impiego di lavoratori totalmente irregolari, le sanzioni amministrative per l’uso di strumenti di pagamento non tracciabili e le contestazioni relative alla scorretta tenuta del Libro Unico del Lavoro.

Il conto con l’Erario

Sul fronte economico-finanziario, gli approfondimenti condotti dai finanzieri hanno permesso di quantificare in oltre 8.500 euro l’ammontare delle ritenute trattenute ai dipendenti ma mai versate allo Stato, a cui si aggiungono quasi 4.000 euro relativi a ritenute dovute e mai operate.

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