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Aldo Moro, 47 anni fa il rapimento in via Fani a Roma

16/03/25 - 10:49

Roma, sono le 9:03 del 16marzo 1978 quando una telefonata anonima al 113 segnala colpi d’arma da fuoco in via Fani.

Arrivate sul posto le Forze dell’Ordine trovano una carneficina: dentro un’Alfetta, il cadavere della guardia di Pubblica Sicurezza Giulio Rivera e il corpo agonizzante del vice brigadiere di Pubblica Sicurezza Francesco Zizzi, nella Fiat 130 che precedeva l’Alfetta, i cadaveri dell’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci e del maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi; sull’asfalto il corpo senza della guardia di Pubblica Sicurezza Raffaele Iozzino.

Le Brigate Rosse hanno assaltato la scorta dell’onorevole Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, che portano via dopo l’agguato alla scorta. Inizia una delle pagine più buie della storia italiana. Moro, dopo 55 giorni di prigionia, verrà assassinato.

Sono passati 47 anni dal sequestro di Aldo Moro e la sua morte segnò la fine del “Compromesso storico”, l’avvicinamento tra Dc e Pci, di cui Moro era stato uno dei grandi sostenitori e promotori.

“Il ricordo del rapimento di Aldo Moro e dell’omicidio di cinque agenti della sua scorta è una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese. Coltivare la memoria di quel tragico giorno significa rendere omaggio alle loro vite, al loro coraggio e al loro impegno e riaffermare i valori della democrazia” ha detto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

“Quell’attacco criminale non fu solo un colpo allo Stato, ma un’offensiva contro i valori più profondi della democrazia e della convivenza civile. La memoria di questi fatti è un monitor e un’eredità preziosa che ci sprona, oggi più che mai, a rafforzare il nostro impegno nella difesa di quei valori e per la protezione della sicurezza di tutti i cittadini”, le parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

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