Sfuma il piano del Campidoglio per consentire il rientro degli occupanti dello Spin Time dopo l’incendio del 29 luglio. La proprietà dell’immobile ha respinto la proposta avanzata da Roma Capitale, facendo naufragare sia l’accordo ponte che avrebbe consentito un ritorno temporaneo nello stabile, sia il percorso immediato verso l’acquisto dell’edificio. Intanto, il presidio degli sfollati prosegue in via di Santa Croce in Gerusalemme.
La decisione è arrivata al termine del vertice svoltosi giovedì 6 agosto in Prefettura, presieduto dal sindaco Roberto Gualtieri insieme agli assessori Tobia Zevi e Barbara Funari e ai vertici dell’amministrazione capitolina.
La proposta del Comune prevedeva una fase transitoria di 60-90 giorni durante la quale Roma Capitale avrebbe preso in consegna l’immobile per realizzare gli interventi urgenti di messa in sicurezza. L’obiettivo era consentire il rientro, in via emergenziale, di circa 120 persone entro tre mesi, mentre sarebbero proseguite le procedure per l’acquisto definitivo dello stabile.
Secondo il Campidoglio, il progetto poggiava su solide basi tecniche e giuridiche e avrebbe sollevato la proprietà da ogni responsabilità durante il periodo transitorio. L’amministrazione si era inoltre detta disponibile a sostenere i costi della prima messa in sicurezza, stimati in circa 800 mila euro.
La proposta è stata però respinta dalla proprietà dell’immobile, facendo saltare l’intero piano.
“Abbiamo lavorato fino all’ultimo mettendo in campo una proposta seria”, ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri, esprimendo amarezza per l’esito della trattativa. Il primo cittadino ha assicurato che Roma Capitale continuerà a garantire assistenza agli sfollati e a lavorare per individuare soluzioni abitative alternative, salvaguardando anche l’esperienza sociale e culturale di Spin Time Labs.
Il Comune ha annunciato che saranno individuate sistemazioni temporanee per tutte le persone coinvolte, con particolare attenzione alle famiglie e ai nuclei più fragili. Per gli aventi diritto è previsto inoltre l’avvio del percorso per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica: le prime assegnazioni potrebbero partire entro circa 60 giorni, con il completamento del piano nell’arco di sei mesi.
A spiegare le ragioni del rifiuto è stata anche Investire SGR, la società che gestisce il Fondo Immobili Pubblici proprietario dello stabile.
Dopo il sopralluogo effettuato il 5 agosto, la società ha escluso la possibilità di consentire l’immissione in possesso dell’immobile da parte del Comune, ritenendo che non sussistano le necessarie condizioni di sicurezza.
Secondo le verifiche tecniche, dopo oltre tredici anni di carenza manutentiva, l’edificio presenta criticità tali da non poter escludere il rischio di incidenti, nuovi incendi e l’esposizione a materiali potenzialmente nocivi. Per questo motivo sarebbe necessario un intervento di riqualificazione prima di consentire il ritorno degli occupanti.
Pur respingendo la soluzione transitoria proposta dal Campidoglio, Investire SGR ha confermato la disponibilità a proseguire il confronto con Roma Capitale per valutare una possibile cessione dell’immobile, nel rispetto delle procedure previste e del valore di mercato.
Nel frattempo resta aperta l’emergenza abitativa. Le persone costrette a lasciare lo stabile dopo l’incendio continuano a presidiare l’area esterna di via di Santa Croce in Gerusalemme, in attesa di una soluzione che, dopo lo stop alle trattative, appare ora più lontana.










