Dai parrocchetti dal collare che ormai popolano parchi e viali della Capitale all’usignolo del Giappone che si sta diffondendo nei Castelli Romani. A lanciare l’allarme è l’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Roma e provincia (ODAF), che richiama l’attenzione sull’aumento delle specie esotiche invasive e sui rischi per biodiversità, agricoltura e qualità della vita.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in Italia sono state introdotte oltre 3.800 specie esotiche, delle quali 3.699 risultano oggi presenti sul territorio nazionale. Circa il 15% è classificato come invasivo, con effetti potenzialmente rilevanti sugli ecosistemi, sulle produzioni agricole e, in alcuni casi, anche sulla salute pubblica.
Cresce il numero delle specie invasive
Il fenomeno, spiegano gli esperti, è strettamente legato alla globalizzazione, all’intensificazione dei commerci e agli spostamenti delle persone.
Negli anni Settanta venivano introdotte mediamente sei nuove specie all’anno; oggi il ritmo è salito a circa venticinque introduzioni annuali.
“Le specie esotiche invasive rappresentano una delle principali sfide per la tutela della biodiversità e degli ecosistemi urbani e rurali”, spiega Paola Muraro, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Roma e provincia. “Per questo è fondamentale investire nella prevenzione, nel monitoraggio e in una corretta informazione dei cittadini.”
Tra gli esempi più evidenti c’è il parrocchetto dal collare, ormai presenza stabile nella Capitale.
Se nei primi anni Novanta erano presenti pochi nidi a Villa Borghese, oggi gli stormi si sono diffusi in numerosi quartieri cittadini e hanno iniziato a spostarsi anche nelle campagne circostanti.
Secondo gli agronomi, questi uccelli provocano danni alle coltivazioni di alberi da frutto, come meli e mandorli, compromettendo parte del raccolto. A questo si aggiunge il forte impatto acustico e la competizione con la fauna locale.
Uno dei dormitori più numerosi si trova nell’area della metropolitana di San Giovanni, dove ogni sera centinaia di esemplari si radunano generando un rumore costante che, secondo gli esperti, crea disagi ai residenti.
Preoccupa anche la diffusione dell’usignolo del Giappone, specie probabilmente derivata da esemplari sfuggiti o liberati dalla cattività.
La popolazione è in crescita nei Castelli Romani e, secondo gli studi citati dall’Ordine degli Agronomi, potrebbe esercitare una forte pressione sulle specie autoctone, predando uova e pulcini di altri uccelli, come già osservato in esperienze internazionali.
Gli esperti ricordano che, una volta stabilmente insediate, le specie invasive diventano estremamente difficili da eradicare.
“Come accaduto con le nutrie, intervenire quando una specie è ormai diffusa è complesso sia dal punto di vista tecnico sia economico”, sottolinea Muraro.
Per questo l’Ordine invita a rafforzare il monitoraggio del territorio e a sensibilizzare i cittadini affinché evitino il rilascio in natura di animali esotici acquistati come animali da compagnia.
“L’obiettivo non è contrastare gli animali, ma impedire che nuove introduzioni alterino gli equilibri naturali. Ogni rilascio irresponsabile può produrre conseguenze che durano decenni”, conclude Muraro.
Secondo gli agronomi, la tutela della biodiversità passa anche attraverso una maggiore consapevolezza dei cittadini e scelte responsabili nella gestione degli animali domestici ed esotici, per preservare gli ecosistemi, le produzioni agricole e la qualità della vita nelle città.










