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Nettuno: GdF sequestra beni a tre panifici per bancarotta fraudolenta

10/08/26 - 11:50

Avrebbero sottratto il patrimonio di una società in liquidazione giudiziale trasferendo beni e attività a una nuova impresa formalmente intestata alla figlia dell’amministratore. È quanto emerso dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Nettuno, che hanno portato al sequestro preventivo dei beni strumentali presenti in tre esercizi commerciali attivi nel settore della produzione e vendita di prodotti da forno.

Il provvedimento è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma su delega della Procura della Repubblica di Velletri, in seguito a un decreto emesso dal Tribunale di Velletri.

Gli accertamenti sono partiti nell’ambito della procedura di liquidazione giudiziale di una società a responsabilità limitata, titolare dei tre punti vendita. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Compagnia di Nettuno, il patrimonio aziendale sarebbe stato trasferito a una ditta individuale costituita successivamente e formalmente intestata alla figlia dell’amministratore della società in liquidazione.

Un’operazione che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe avuto l’effetto di sottrarre i beni alla massa dei creditori e impedire la corretta ricostruzione della situazione patrimoniale della società.

Nel corso delle verifiche sarebbe inoltre emersa l’omessa esibizione delle scritture contabili obbligatorie. Una circostanza che, secondo gli inquirenti, avrebbe reso più difficile ricostruire l’effettiva consistenza del patrimonio e delle disponibilità finanziarie dell’azienda.

Al termine delle indagini, l’amministratore della società e la figlia sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per le ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

Il Tribunale di Velletri ha quindi disposto il sequestro dei beni aziendali strumentali presenti nei tre esercizi commerciali.

Dopo l’esecuzione del provvedimento, gli indagati hanno raggiunto un accordo con il curatore e con l’Autorità Giudiziaria per garantire la prosecuzione dell’attività. I beni resteranno sottoposti al vincolo penale, ma potranno continuare a essere utilizzati per mantenere operativi i punti vendita.

L’intesa prevede infatti il pagamento di un canone mensile di 1.500 euro. Una soluzione che consente di preservare la continuità dell’impresa e, allo stesso tempo, di tutelare i livelli occupazionali mentre prosegue l’iter giudiziario.

Come previsto dalla legge, le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini e nei confronti degli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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